Alemanno esce dal carcere dopo un anno e mezzo: «Il governo non ha fatto nulla per il sovraffollamento, parlerò con Nordio»
L’ex sindaco di Roma era stato condannato per traffico di influenze illecite: «Esco da innocente ma lascio un pezzo di cuore a Rebibbia, qui ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica»
Dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni Gianni Alemanno è uscito oggi dal carcere di Rebibbia. Acclamato da una folla di attivisti al grido “Gianni, Gianni” e “Uno di noi”, l'ex sindaco di Roma e leader di Indipendenza, 68 anni, si è fermato con i giornalisti a parlare della difficile situazione del sistema carcerario. «Sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla», ha detto annunciando che parlerà di questo tema con il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
«Meloni apra un grande dibattito nella destra», è stato poi l'invito: «Serve un confronto», anche con Futuro nazionale e il generale Vannacci.
«Esco dal carcere da innocente», ha detto Alemanno, per il quale le porte di Rebibbia si sono aperte alle 10. «Ho fatto un anno e mezzo di carcere da innocente e non dovevo stare qua», ha spiegato lo storico leader della destra sociale, raccontando di avere conosciuto in questa sua esperienza «una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica».
«Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente», ha scritto in un lungo post ieri ripercorrendo la sua esperienza carceraria.
Alemanno era stato condannato in via definitiva a 1 anno e 10 mesi di reclusione per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell'inchiesta nota come “Mondo di Mezzo”. Inizialmente all'ex sindaco era stata concessa la misura alternativa dell'affidamento ai servizi sociali. Tuttavia, il 31 dicembre 2024, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha disposto d'urgenza la revoca della misura, ritenendo che avesse violato ripetutamente le prescrizioni imposte (tra cui spostamenti non autorizzati, mancato rispetto degli orari e frequentazioni vietate). Per questo, proprio alla vigilia di Capodanno, è stato trasferito nel carcere di Rebibbia, per una detenzione lunga 540 giorni, in cui ha iniziato un vero e proprio "diario di cella": nel suo ultimo intervento, pubblicato ieri sui suoi social, Alemanno racconta: «Questa esperienza mi ha portato a incontrare di nuovo un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto ricordassi. Ma ho conosciuto anche una popolazione detenuta che stringe i denti e che tira avanti e non si lascia tramortire. Ecco perché uscendo dal carcere - scrive in un altro passaggio - mi sembra quasi di disertare una trincea», concludendo come «un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia».