Auguri Leone XIV: il secondo compleanno di un Papa che ha scelto la parola "pace"
Dal Giubileo ai viaggi in Medio Oriente e Africa, fino all’enciclica sull’intelligenza artificiale: il pontificato di Prevost prende forma nel solco dei predecessori, tra dialogo, sobrietà e attenzione agli ultimi
Ieri mattina, sotto un sole ancora estivo, tra le bandiere e gli striscioni di una piazza San Pietro con circa quindicimila persone, qualcuno aveva già esposto i cartelli con gli auguri. Il Papa li ha visti, ha salutato, e ha continuato a parlare della pace e delle vittime dell'11 settembre di venticinque anni fa, rinnovando la preghiera per chi ha perso la vita e per chi ancora ne porta le ferite. È un'immagine che dice molto dello stile di Robert Francis Prevost, che oggi, 14 settembre, compie 71 anni: il secondo compleanno da Successore di Pietro, e il primo di un pontificato che ha ormai un volto riconoscibile.
Nato a Chicago il 14 settembre 1955, eletto l'8 maggio 2025, Leone XIV si è presentato al mondo con una parola sola, ripetuta più volte dalla Loggia delle Benedizioni: pace. Il giorno dopo, nella Sistina, davanti ai cardinali che lo avevano scelto, aveva indicato l'altra linea guida: scomparire perché resti Cristo. Sedici mesi dopo, quelle due frasi restano la chiave di lettura più onesta di quanto è accaduto.
Un'enciclica nel solco di Leone XIII
Il primo grande testo programmatico è arrivato a maggio. Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale, è stata pubblicata il 25 maggio, ma porta la firma del 15, nel 135esimo anniversario della Rerum novarum di Leone XIII. Non è un dettaglio di calendario. Papa Prevost ha voluto dire, con la scelta del nome prima ancora che con il documento, che la Chiesa intende stare dentro la questione sociale del nostro tempo così come Pecci volle stare dentro quella della prima rivoluzione industriale. L'incipit pone l'alternativa in termini biblici: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città in cui Dio e l'umanità abitano insieme.
Anche la forma ha parlato. Il Papa ha presentato l'enciclica di persona nell'Aula del Sinodo, un fatto senza precedenti per un testo di questo genere. Al tavolo c'era anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, presenza che la Santa Sede ha tenuto a non far leggere come un'approvazione dell'azienda, ma come il segno di un dialogo necessario tra chi sviluppa questi sistemi e il resto dell'umanità, compresi i leader religiosi.
Dal Giubileo alle periferie
Leone XIV è il primo Papa dal 1700 eletto nel corso di un Anno Santo. Ha chiuso lui, il 6 gennaio, la Porta Santa che Francesco aveva aperto la notte di Natale del 2024. Si potrebbe leggere questa staffetta come la cifra dei suoi primi mesi: portare a compimento ciò che era stato avviato, senza fretta di segnare discontinuità, citando i predecessori con una frequenza che non è cortesia ma metodo.
Poi la valigia. Turchia e Libano dal 27 novembre al 2 dicembre 2025, con il primo viaggio internazionale nel cuore della tragedia mediorientale. Monaco a fine marzo. L'Africa dal 13 al 23 aprile, tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, con un'attenzione costante al dialogo interreligioso e alla pace. La Spagna dal 6 al 12 giugno, tra Madrid, Barcellona, le Canarie e l'inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia. E in mezzo, quasi in sordina, la
scelta di dedicare il 2026 alle diocesi italiane: l'8 maggio, giorno dell'anniversario dell'elezione, Pompei e Napoli; poi Acerra nella Terra dei Fuochi, Pavia sulla tomba di Agostino, Lampedusa, Assisi, il Meeting di Rimini dove un Papa mancava da circa trent'anni.
Sul fronte interno, i motu proprio hanno avviato la riforma della finanza vaticana, ridimensionando lo IOR e introducendo una gestione condivisa con l'APSA.
Il compleanno di un pastore
Chi lo conosce dai tempi in cui era priore generale degli agostiniani racconta di un uomo abituato a viaggiare, a guidare per ore pur di arrivare a un capitolo dell'Ordine, e insieme di un carattere schivo, poco incline alla celebrazione di sé. Un anno fa, ai settant'anni, aveva risposto con un sorriso a chi si era mosso troppo in anticipo con i regali: preferiva una novena di preghiera. È probabile che anche oggi la giornata sia, per quanto possibile, una giornata di lavoro.
La formula che ha scelto il primo giorno, quella di una pace "disarmata e disarmante", resta la costante che attraversa tutto: gli appelli, la diplomazia dietro le quinte, i viaggi nei luoghi feriti. Gli auguri che arrivano da tutto il mondo, oggi, sono anche il riconoscimento di questa coerenza.