Bronzo nel biathlon, oro nelle corna: alle Olimpiadi Lægreid tradisce la fidanzata e lo confessa in diretta tv
Sul podio di Milano-Cortina il norvegese piange davanti alle telecamere e racconta il tradimento: «Ho appena vissuto la settimana peggiore della mia vita»
Se le Olimpiadi sono il tempio dell’autocontrollo, ogni tanto succede l’opposto: l’adrenalina spacca la diga e quello che resta non è sport, è vita che trabocca. Martedì, dopo il bronzo nei 20 km individuali di biathlon alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il norvegese Sturla Holm Lægreid è arrivato davanti alle telecamere dell’emittente NRK e ha fatto una cosa rarissima, quasi impensabile in un post-gara dove tutti ripetono le stesse frasi: ha confessato di aver tradito la fidanzata. In diretta. Con le lacrime addosso.
«C’è una persona con cui avrei voluto condividere questo momento e che forse oggi non sta guardando», ha detto, prima di affondare il colpo su se stesso. E poi, parola per parola: «Sei mesi fa ho incontrato l’amore della mia vita, la persona più bella e più gentile del mondo. E tre mesi fa ho commesso il mio errore più grande e l’ho tradita». Non un mezzo giro di parole, non un’uscita ambigua: una resa totale, con tanto di cronologia. Sei mesi d’amore, tre mesi di errore. Un bilancio che non lascia scappatoie.
Da lì in avanti è diventato un monologo che somiglia più a una scena da film che a un’intervista olimpica. «Ho appena vissuto la settimana peggiore della mia vita», ha aggiunto, e poi: «Avevo una medaglia d’oro nella mia vita… ho occhi solo per lei. Non so cosa speri di ottenere dicendo queste cose, ma negli ultimi giorni lo sport è passato in secondo piano. Avrei voluto poter condividere tutto questo con lei». È il punto in cui, per un attimo, il bronzo sembra un dettaglio: perché nella sua testa la vittoria vera non era sul podio, era altrove. E forse, proprio per questo, la confessione ha fatto esplodere il cortocircuito perfetto: l’atleta che vince e, nello stesso istante, si sente sconfitto.
Milano Cortina, l’Italia conquista il suo secondo oro nella staffetta mista short trackLægreid ha provato anche a darle una cornice «educativa», parlando di responsabilità: ha detto di voler essere un «buon esempio», ma che «bisogna ammettere quando si sbaglia». E ancora: «Bisogna ammettere quando fai qualcosa che non puoi accettare e ferisci qualcuno che ami così tanto». Ma a renderla una scena virale non è stata la lezione, è stato il crudo imbarazzo della realtà: uno sportivo in lacrime che cerca di parlare a una persona precisa, con un microfono in mano e mezzo mondo in ascolto.
I social, infatti, hanno fatto quello che fanno sempre: si sono divisi tra chi ci ha visto un dolore autentico e chi ha letto la mossa come un tentativo disperato di «riconquista» in stile hollywoodiano. Un utente su X ha scritto: «Qui il dolore è così profondo che cerca disperatamente di riconquistare il suo amore in vero stile hollywoodiano. Io lo saluto!». Altri l’hanno presa di traverso e lo hanno deriso: «La cosa più stupida che abbia mai visto… non si riconquistano le donne così. Solo nei film, mai nella vita reale». Due reazioni opposte, stesso punto di partenza: quella confessione non era “sport”.
E lo sport, in effetti, quel giorno era stato anche parecchio. La gara, disputata alla Antholz-Anterselva Biathlon Arena, è stata tesa e decisa dal solito meccanismo crudele dell’individuale: quattro passaggi al poligono, venti bersagli in totale, e ogni errore che pesa un minuto pieno sul tempo. Ha vinto il connazionale Johan-Olav Botn, capace di colpire tutti e 20 i bersagli e poi di costruire l’allungo nell’ultimo giro. Secondo il francese Eric Perrot, a 14,8 secondi. Terzo Lægreid, con 19 su 20 e un ritardo di 48,3 secondi, davanti al finlandese Olli Hiidensalo.
Caos RaiSport, la redazione sfida il direttore Paolo Petrecca: firme ritirate e sciopero dopo le OlimpiadiBotn, dopo il traguardo, ha dedicato il successo a Sivert Guttorm Bakken, compagno morto a dicembre: «Sì Sivert, ce l’abbiamo fatta!», ha esclamato. Un altro colpo al cuore, ma di quelli che lo sport sa contenere dentro la sua liturgia. Lægreid, invece, quella liturgia l’ha rotta. E in un’Olimpiade dove ogni parola è pesata, lui ha scelto la peggiore per sé e la più ingestibile per chi lo ascoltava: la verità.
Resta un’immagine: un bronzo al collo e un uomo che, invece di celebrarlo, parla di una medaglia «d’oro» che non ha più. E il gelo di Cortina, per una volta, sembra meno freddo di quella frase lasciata lì, in diretta, a metà strada tra confessione e preghiera.