Centri migranti in Albania, è caos diplomatico: Tirana smentisce l'accordo, poi Rama fa marcia indietro
Il ministro degli Esteri albanese annuncia la fine del protocollo con l'Italia dopo il 2030, scatenando anche le reazioni dell’opposizione. Poi Rama corregge e rassicura Meloni, che lo ringrazia pubblicamente
Prima l’annuncio che ha fatto esplodere il caso politico. Poi la retromarcia nel giro di poche ore. Infine il ringraziamento pubblico di Giorgia Meloni a Edi Rama. La vicenda dei centri per migranti in Albania si trasforma nell’ennesimo fronte rovente dello scontro sull’immigrazione, tra accuse di propaganda, tensioni diplomatiche e una confusione che finisce per travolgere anche Tirana.
Tutto parte dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha, che in un’intervista a Euractiv aveva annunciato che l’accordo firmato con l’Italia non sarebbe stato rinnovato oltre il 2030. Una frase pesantissima, soprattutto perché arrivata proprio mentre il governo italiano continua a difendere il protocollo come modello innovativo per l’Europa.
L’annuncio di Tirana che fa tremare il governo
Le parole del ministro albanese erano sembrate chiarissime. “Non sono sicuro che ci sarà un rinnovo”, aveva spiegato Hoxha, aggiungendo poi che “non ci sarà alcun rinnovo perché saremo membri dell’Unione Europea”. Un messaggio che appariva netto: una volta entrata nell’Ue, l’Albania non potrebbe più essere considerata territorio esterno all’Unione e quindi perderebbe senso l’intero impianto dell’accordo voluto da Roma.
La dichiarazione ha avuto l’effetto di una bomba politica. Perché il protocollo firmato nel 2023 da Giorgia Meloni ed Edi Rama era stato presentato dalla presidente del Consiglio come una svolta storica nella gestione dei flussi migratori.
Un progetto che, nelle intenzioni iniziali del governo, avrebbe dovuto portare fino a 36mila richiedenti asilo nei centri costruiti in Albania.
La realtà, però, è stata molto diversa. Da aprile dello scorso anno nei centri sono transitate poco più di 500 persone. Numeri lontanissimi dalle promesse iniziali e che le opposizioni usano da mesi per attaccare il governo.
I numeri dei centri tra polemiche e strutture quasi vuote
Oggi il centro di Gjader, trasformato in Cpr, ospita circa 80 persone. Quello di Shëngjin, invece, è praticamente vuoto. Una situazione che ha alimentato le accuse di spreco di denaro pubblico e di gigantesca operazione propagandistica costruita sulla pelle dei migranti.
Secondo le opposizioni, il progetto avrebbe già assorbito centinaia di milioni di euro senza produrre risultati concreti. E proprio le parole del ministro albanese sono state interpretate come la certificazione definitiva del fallimento.
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