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31/07/2026 ore 16.46
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Ceuta travolta dall'emergenza migratoria: entrati in 60mila, 25mila già rimpatriati. Almeno 43 morti

Madrid mobilita esercito e Guardia Civil, accelera i rientri in patria e chiama in causa l'Europa. Pedro Sánchez: «Violata l'integrità territoriale della Spagna»

di Redazione Esteri

È una delle più gravi crisi migratorie mai affrontate dalla Spagna quella che nelle ultime ore ha investito Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa nord del Marocco. Migliaia di persone hanno tentato di raggiungere il territorio europeo attraversando il confine terrestre o il mare a nuoto, provocando un'emergenza umanitaria e di sicurezza senza precedenti.

Il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi: secondo le ultime informazioni diffuse dalla prefettura di Ceuta, sono 43 i corpi recuperati al largo della città autonoma, facendo salire a 73 il numero complessivo dei migranti morti dall'inizio dell'anno nel tentativo di raggiungere l'enclave.

Secondo il Ministero dell'Interno spagnolo, circa 49-50mila migranti sono entrati a Ceuta nelle ultime 24 ore, mentre il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, stima che gli ingressi abbiano raggiunto addirittura le 60mila persone, una cifra equivalente a circa il 70% della popolazione residente. «È come se in Spagna entrassero 34 milioni di persone in un solo giorno», ha dichiarato Vivas, definendo la situazione «drammatica», «critica» e «assolutamente insostenibile».

Nel frattempo, il governo di Madrid riferisce che oltre 25mila persone sono già rientrate in Marocco, con un ritmo di circa 150 rimpatri al minuto, grazie al coordinamento avviato con Rabat.

Sul posto sono stati mobilitati Guardia Civil, servizi di emergenza, Polizia nazionale ed esercito, chiamati a fronteggiare una situazione che ha portato anche alla chiusura di negozi e bar della città. Nel vicino territorio di Melilla, durante la notte, sono inoltre entrati circa 130 migranti, in gran parte minorenni, mentre tre agenti delle forze dell'ordine sono rimasti feriti.

Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, giunto oggi a Ceuta insieme al ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska, ha parlato di una «violazione dell'integrità territoriale della Spagna», assicurando che saranno impiegate «tutte le risorse dello Stato» per ristabilire la normalità e garantire la sicurezza dei cittadini.

Secondo Sánchez, dietro l'arrivo di migliaia di persone ci sarebbero soprattutto le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani, le quali avrebbero diffuso attraverso i social una lettura distorta di una recente sentenza della Corte Suprema relativa ai rimpatri dei migranti arrivati via mare. Il premier ha anche aperto alla possibilità di modificare la normativa sull'immigrazione per rendere più rapidi ed efficaci i rimpatri.

Pur evitando di attribuire responsabilità dirette al Marocco, Sánchez ha sottolineato che l'interlocuzione con Rabat è «fluida e ragionevole» e ha ringraziato le autorità marocchine per la collaborazione nel favorire il ritorno dei migranti. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares è in costante contatto con il suo omologo marocchino Nasser Bourita e con i partner europei per coordinare la gestione della crisi.

Molto più duro il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, che ha definito la risposta del governo centrale «tardiva e insufficiente» e ha accusato il Marocco di utilizzare la pressione migratoria come strumento politico contro la Spagna e l'Europa, parlando di «un atto di ostilità».

La crisi ha immediatamente assunto una dimensione internazionale. Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha affermato che «Ceuta è una questione europea, non solo spagnola», chiedendo un rafforzamento della protezione delle frontiere esterne dell'Unione e un contrasto più deciso alle reti di trafficanti.

Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ribadito come la difesa delle frontiere esterne dell'UE sia «fondamentale» e ha invitato il Marocco a collaborare pienamente nell'attuazione dei rimpatri.

Dal Regno Unito, il primo ministro laburista Andy Burnham ha espresso disponibilità a fornire sostegno alla Spagna, mentre dalla Francia il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella ha chiesto che «gli europei non siano le vittime collaterali della politica di Sánchez». Anche Marine Le Pen ha sollecitato un rafforzamento dei controlli alla frontiera franco-spagnola.

In Italia, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia) ha parlato di «invasione dell'Europa», chiedendo la sospensione cautelativa dello spazio Schengen, mentre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha accusato il governo italiano di utilizzare la vicenda a fini propagandistici.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in un'intervista a Fox News ha sostenuto che immagini analoghe potrebbero verificarsi negli Stati Uniti in caso di vittoria dei Democratici alle prossime elezioni presidenziali.

Intanto, al Viminale si è riunito il Comitato di analisi strategica sulle frontiere, mentre l'ambasciatore italiano a Madrid è stato ricevuto dal ministero degli Esteri spagnolo nell'ambito dei contatti diplomatici attivati per seguire gli sviluppi della crisi.