Chico Forti, niente liberazione condizionale: la Cassazione respinge il ricorso e conferma il no del tribunale di sorveglianza
La Corte ha respinto il ricorso, confermando quanto deciso dal tribunale di sorveglianza. La difesa aveva invocato il comportamento tenuto in carcere e la durata della detenzione già scontata negli Stati Uniti per l’omicidio di Dale Pike, ma i requisiti sono stati ritenuti insufficienti
Nessuna liberazione condizionale per Chico Forti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’imprenditore trentino, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, avvenuto a Miami nel 1998, confermando così il precedente no del tribunale di sorveglianza. Il risultato è netto: Forti dovrà restare in carcere.
La richiesta puntava a ottenere l’accesso alla liberazione condizionale, una misura alternativa che, in caso di accoglimento, avrebbe consentito al 67enne di scontare la parte residua della pena in regime di libertà vigilata. Un passaggio considerato decisivo dalla difesa, che ha impostato il ricorso su due elementi principali: da un lato il comportamento tenuto da Forti durante gli anni di reclusione, dall’altro il tema della durata della pena già scontata negli Stati Uniti, ritenuta dalla difesa più lunga di quella che, a parità di reato, sarebbe stata applicata in Italia.
Su entrambi i punti, però, i giudici non hanno ritenuto ci fossero i presupposti per aprire la porta a una misura così rilevante. Tribunale di sorveglianza e Cassazione, con valutazioni convergenti, hanno considerato insufficienti gli argomenti portati dagli avvocati, confermando la necessità di mantenere il regime detentivo.
Forti si trova nel carcere di Montorio, a Verona. La sua routine, secondo quanto riferito, è regolata da uscite consentite per motivi specifici: può lasciare l’istituto per andare al lavoro, incontrare la madre e svolgere attività di volontariato. Margini che, per quanto importanti sul piano umano e rieducativo, non sono bastati a ribaltare l’orientamento dei giudici sulla liberazione condizionale.
La decisione della Cassazione chiude quindi, almeno per ora, una strada che la difesa aveva indicato come praticabile proprio in virtù del percorso di detenzione e dell’argomento comparativo legato al periodo già trascorso in carcere negli Stati Uniti. Il punto centrale è che quei requisiti, nella lettura degli organi giudiziari italiani chiamati a valutare il caso, non integrano le condizioni necessarie per concedere la misura alternativa.
Il caso Forti resta uno di quelli destinati a continuare a far discutere, tra attenzione mediatica, battaglie legali e interpretazioni contrapposte. Ma sul piano giudiziario, per il momento, la linea è stata tracciata: niente liberazione condizionale, e permanenza in carcere confermata.