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02/02/2026 ore 17.10
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Ciclone Harry, possibili mille dispersi in mare. Mediterranea: «É la più grande tragedia degli ultimi anni»

L’organizzazione umanitaria cita nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libia e Tunisia, secondo cui nei giorni dell’emergenza maltempo sarebbero partite diverse imbarcazioni senza mai fare ritorno

di Redazione Cronaca

«Potrebbero essere mille le persone disperse in mare durante il ciclone Harry». Lo sostiene Mediterranea Saving Humans, sulla base di nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libia e Tunisia.

«Si sanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito», denuncia la presidente Laura Marmorale.
L'unica comunicazione ufficiale dell'Autorità marittima europea indicava in almeno 380 le persone disperse in mare al 24 gennaio scorso, ricorda Mediterranea. Ma sono «le testimonianze raccolte dai Refugees tra le comunità presenti in Tunisia a fornire un quadro molto più ampio e allarmante», con diverse decine di imbarcazioni che sarebbero partite da Sfax nei giorni del ciclone, molte mai tornate.

Nell’ultima settimana sono emersi «nuovi nomi: persone che si sapeva essere partite e che ora risultano irraggiungibili, senza chiamate dalla Libia, senza contatti dai centri di detenzione, senza conferma della morte e senza tracce dal deserto algerino. Intanto le autorità maltesi hanno recuperato decine di corpi in mare. Il 30 gennaio il corpo di una donna è stato recuperato dalla nave di soccorso civile Ocean Viking nella zona di ricerca e soccorso maltese e sbarcato sabato a Siracusa. Le informazioni restano frammentarie e talvolta contradditorie, ma un dato è certo: la portata di quanto è accaduto supera di gran lunga le uniche notizie ufficiali finora diffuse. Resta il fatto che centinaia di famiglie, parenti e amici dei dispersi sono disperati».

«Di fronte a questo - conclude la presidente di Mediterranea Saving Humans - il silenzio e l'inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all'apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni».

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