Sezioni
Edizioni locali
23/02/2026 ore 11.32
Italia Mondo

Colori, canto e meraviglia: Verona trasforma la cerimonia finale delle Olimpiadi in un’opera a cielo aperto

Dall’armonia inaugurale di San Siro alla bellezza evocata nell’Arena, l’Italia saluta i primi Giochi diffusi e consegna la bandiera alla Francia. Spettacolo firmato Accatino, applausi per atleti e organizzazione. Ombre diplomatiche tra Palazzo Chigi ed Eliseo

di Luca Arnaù
La cerimonia di chiusura a Verona (CHINE NOUVELLE/SIPA / ipa-agency.net)

Il gran finale è un’opera a cielo aperto. Non un palazzetto, non uno stadio ultramoderno, ma un anfiteatro romano di duemila anni che diventa il cuore unico dei primi Giochi diffusi. Nell’ultimo giorno di Milano Cortina 2026, oltre 1400 atleti di 93 nazioni sfilano tutti insieme dentro l’Arena di Verona, monumento riconosciuto patrimonio dell’umanità, simbolo della storia occidentale e tempio mondiale dell’opera lirica. È un primato anche questo: mai le Olimpiadi si erano chiuse dentro un luogo così carico di memoria.

Dall’armonia celebrata il primo giorno a San Siro alla bellezza in movimento evocata nel finale veronese, il racconto si chiude in cerchio. Sport, cultura e musica senza più avversari da battere, ma solo un’eredità da custodire. Milano Cortina consegna la bandiera a cinque cerchi alla Francia ricordando, nel sottotesto, i valori fondanti di un’Europa oggi compressa tra le grandi potenze.

Due miliardi per le Olimpiadi, due pupazzi da 35 euro ai ragazzi calabresi: la storia paradossale delle mascotte Tina e Milo

L’applauso è unanime. L’Italia, dopo vigilie segnate da critiche e timori – spesso giustificati – si è fatta trovare pronta quando contava. E lo ha fatto non solo sul piano organizzativo, ma anche su quello sportivo. I risultati azzurri non hanno precedenti e, in attesa delle Paralimpiadi al via il 6 marzo, raccontano un soft power che va oltre il medagliere. Una “standing ovation” globale, come l’ha definita il deus ex machina dei Giochi Giovanni Malagò, che include lo spettacolo ideato da Alfredo Accatino nella città di Giulietta e Romeo.

«Grandissima Italia – dice Malagò – sei stata di parola e ci hai reso orgogliosi». Le immagini restano negli occhi: Paolo Fresu che accompagna con la tromba l’Inno di Mameli; Roberto Bolle sospeso nell’aria sopra gondole immerse in una laguna di nebbia; le figure operistiche evocate dalla voce di Francesco Pannofino che sembrano uscire dalle pietre dell’Arena per accogliere i campioni. E ancora Rigoletto in bicicletta che raggiunge Benedetta Porcaroli nel Teatro Filarmonico, l’omaggio al più anziano volontario dei Giochi cortinesi del 1956, Mario Gargiulo, l’ovazione per il fuoriclasse norvegese del fondo Johannes Klaebo.

Lo spegnimento dei bracieri, accompagnato al pianoforte da Gloria Campaner, chiude il rito. I portabandiera azzurri – la friulana Lisa Vittozzi, oro nel biathlon, e il vicentino Davide Ghiotto, oro nell’inseguimento a squadre – guidano l’ultimo abbraccio collettivo. Due ore e mezzo di spettacolo su un palco a forma di goccia d’acqua, simbolo della neve che si scioglie e scende dalle montagne alla pianura, con il surriscaldamento climatico evocato come minaccia reale. Dopo successi e sconfitte, con lo sport metafora dell’esistenza, la cultura diventa ancora una volta àncora di salvezza.

Sul registro politico, invece, più ombre che luci. È saltata in extremis la presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, anche per evitare contestazioni legate alle politiche sui dazi e alle operazioni Ice all’estero. La delegazione americana è stata guidata dal segretario all’Istruzione Linda McMahon e dall’ambasciatore a Roma Tilman J. Fertitta. Non meno evidente il gelo con Parigi: dopo l’assenza di Emmanuel Macron all’inaugurazione, anche il primo ministro Sébastien Lecornu ha dato forfait per “ragioni di salute”. Alla cerimonia di passaggio verso Francia 2030 erano presenti solo i presidenti delle regioni ospitanti, che hanno ricevuto il drappo olimpico dalle mani della presidente del Cio Kirsty Coventry, a sua volta consegnatole dai sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianluca Lorenzi.

L’aria tra Palazzo Chigi e l’Eliseo non è da pace olimpica. Eppure, in prospettiva, i Giochi invernali francesi potrebbero coinvolgere anche l’Italia: Torino è candidata a ospitare il pattinaggio di velocità. Nessun commento sul gelo con Parigi da parte della premier Giorgia Meloni, presente con i ministri Andrea Abodi e Matteo Salvini “per dire grazie ai nostri atleti e a tutti coloro che con talento, sacrificio e spirito di squadra hanno fatto risuonare il nome dell’Italia nel mondo”.

Sui gradoni dell’Arena, oltre a Kirsty Coventry, anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che ha sintetizzato con un «L’Italia è da 30 e lode», e Giovanni Malagò. In platea i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, insieme ai governatori delle regioni coinvolte. Una serata elegante, scandita anche dalla musica pop amata nel mondo – Achille Lauro, Major Lazer, Gabry Ponte – e dalle colonne sonore di Ennio Morricone e Nino Rota.

La fiamma si spegne tra le pietre romane e l’arco alpino resta alle spalle. Milano Cortina chiude i suoi Giochi diffusi e già si guarda oltre. Si parla dei Giochi estivi del 2040, con Roma che torna a farsi nome possibile. A sognarli non sono soltanto gli italiani. Anche il resto del mondo, questa volta, ha visto che l’opera può essere a cielo aperto.

?>