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07/08/2026 ore 15.12
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Commissione Covid, scontro totale Conte-Meloni: «Sei tu la regista degli attacchi». La premier: «Gli italiani hanno diritto alla verità»

Cinque ore di audizione trasformano la Commissione Covid in un duello politico. Conte accusa Palazzo Chigi, Meloni respinge tutto e contrattacca

di Redazione Politica

La Commissione Covid diventa il teatro dello scontro più duro degli ultimi mesi tra Giuseppe Conte e Giorgia Meloni. Dopo ore di audizione davanti all’organismo parlamentare che indaga sulla gestione della pandemia, l’ex presidente del Consiglio passa dalla difesa delle decisioni prese tra il 2020 e il 2021 all’attacco diretto contro la premier: la indica come «regista» dell’offensiva politica nei suoi confronti e la invita a confrontarsi senza «mezzucci». Meloni risponde poche ore dopo, rivendica il diritto degli italiani a conoscere ogni passaggio della gestione dell’emergenza e nega che la Commissione rappresenti un processo personale contro l’ex premier.

Il botta e risposta prosegue fino a sera e supera ormai il perimetro della pandemia. Conte chiama in causa Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, mentre la presidente del Consiglio accusa il leader del Movimento 5 Stelle di trasformare una ricerca di responsabilità istituzionali in uno scontro personale. Una collisione politica destinata a pesare anche sulla campagna che porterà alle elezioni del 2027.

Commissione Covid, Conte: «Potete scavare, non troverete nulla di illecito»

Conte arriva davanti alla Commissione dopo mesi di tensioni sulla sua convocazione. A luglio aveva scritto ai presidenti delle Camere e al presidente Marco Lisei chiedendo una data certa per essere ascoltato e accusando alcuni componenti di Fratelli d’Italia di aver costruito contro di lui quello che aveva già definito un «plotone di esecuzione».

Durante l’audizione rivendica le scelte compiute dal suo governo nei mesi più drammatici della pandemia. Difende lo stato d’emergenza, sostiene che i Dpcm rappresentassero lo strumento più rapido per intervenire davanti all’avanzata del virus e ricorda che quei provvedimenti potevano comunque essere impugnati davanti alla giustizia amministrativa.

Sul fronte dei vaccini, Conte marca invece la distanza tra il suo esecutivo e quello successivo: rivendica di aver avviato la campagna senza introdurre l’obbligo generalizzato e attribuisce al governo Draghi le successive misure più restrittive.

Poi alza il tono verso il centrodestra: «Potete scavare quanto volete. Non troverete mai nulla di illecito». E sulle accuse di voler intercettare il consenso dell’area contraria ai vaccini replica: «Io non sono qui a prendere un voto no vax, li lascio tutti a voi».

Il dossier sulle mascherine e i cento milioni alla Jc Electronics

Il vero contropiede arriva però su un altro dossier. Conte annuncia di aver ricevuto anonimamente alcuni documenti relativi a una fornitura di mascherine della Jc Electronics e di averli consegnati alla Procura di Roma.

Secondo quanto riferisce l’ex premier, quelle carte meriterebbero un approfondimento anche alla luce della transazione con cui Presidenza del Consiglio e ministero della Salute hanno chiuso il contenzioso con l’azienda riconoscendole circa cento milioni di euro. Conte attacca politicamente l’accordo e chiede perché lo Stato abbia definito la vicenda prima della conclusione del contenzioso cautelare.

Jc Electronics respinge la ricostruzione.

L’azienda sostiene che il documento citato da Conte fosse già noto, che lo Stato lo avesse già utilizzato nelle sedi giudiziarie e che la magistratura avesse esaminato il materiale senza arrivare alle conclusioni suggerite dall’ex premier. La società richiama inoltre le verifiche sulla conformità delle mascherine e invita Conte, qualora disponga di elementi concreti, a sostenerli nelle sedi competenti.

Conte accusa Meloni, la premier: «Non è un processo politico»

Fuori dalla Commissione, Conte individua direttamente nella presidente del Consiglio la responsabile politica dell’offensiva. «Giorgia Meloni è la regista di questi attacchi», afferma, chiedendole di affrontarlo apertamente sul terreno politico.

Meloni replica sui social e respinge l’accusa. Per la premier, il lavoro della Commissione non punta a processare una persona ma a ricostruire ciò che accadde durante l’emergenza, verificare le decisioni prese, l’impiego delle risorse pubbliche ed eventuali responsabilità. La ricerca della verità sulla pandemia, sostiene, rappresenta un diritto degli italiani e non un attacco contro Conte.

La presidente del Consiglio accusa inoltre il leader M5S di delegittimare sia l’organismo parlamentare sia il lavoro dei giornalisti che negli anni hanno cercato di ricostruire i passaggi controversi della gestione Covid.

Il confronto sulla Commissione viene da lontano. Già nel 2023 Conte e Roberto Speranza avevano bollato l’organismo come un’iniziativa politica della maggioranza, mentre il centrodestra ne rivendicava la necessità per chiarire le responsabilità della gestione dell’emergenza. Continua a leggere su La Capitale.