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09/02/2026 ore 12.20
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Corona rilancia contro Mediaset: «I 160 milioni sono intimidazione. Me ne frego». E mentre la guerra legale infuria, parte il tour teatrale

Dalla causa civile alle accuse lanciate dal palco di una discoteca, fino allo sbarco a teatro con Falsissimo. Corona trasforma lo scontro giudiziario in uno show permanente e alza la posta contro il sistema televisivo che lo combatte

di Luca Arnaù

Fabrizio Corona non arretra di un millimetro. Anzi, rilancia. Di fronte alla richiesta monstre di 160 milioni di euro avanzata da Mediaset con una causa civile, l’ex re dei paparazzi non sceglie il silenzio, né il profilo basso. Sceglie il palco. E lo fa nel modo che gli è più congeniale: microfono in mano, pubblico caldo, linguaggio diretto, toni di sfida. Il video in cui commenta la causa mentre si trova in una discoteca è diventato virale in poche ore, alimentando l’ennesimo cortocircuito mediatico che da anni accompagna ogni sua mossa.

«I 160 milioni? Un atto intimidatorio. Me ne frego», urla Corona dal palco, trasformando un procedimento civile in materia da spettacolo. Secondo la sua lettura, la richiesta di risarcimento avanzata dall’azienda guidata da Pier Silvio Berlusconi non avrebbe «alcun senso economico», ma sarebbe pensata per spaventare chi, diversamente da lui, non è abituato a convivere con tribunali e avvisi di garanzia. «È una minaccia per quelli normali. Ma io non sono normale», rivendica, con quella miscela di arroganza e auto-mito che da sempre costituisce il suo marchio di fabbrica.

Il punto, però, non è solo la cifra. È il contesto. È il momento. È la coincidenza tra la causa civile e l’offensiva giudiziaria che ha portato, nelle settimane precedenti, allo stop imposto a Falsissimo, il format online con cui Corona ha scelto di colpire frontalmente il mondo della televisione generalista, del gossip e dei suoi equilibri opachi. Un’operazione che non si è limitata al rumore, ma ha toccato nervi scoperti, facendo nomi e cognomi, chiamando in causa meccanismi e responsabilità.

Corona lo dice senza giri di parole, sempre dal palco: «Sapete perché per ora non mi hanno querelato penalmente? Perché se vado in udienza devono sedersi tutti sul banco degli imputati». E qui parte l’elenco, pronunciato come una provocazione studiata al millimetro: Gerry Scotti, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Ilary Blasi, Marina Berlusconi. Un rosario mediatico che non serve tanto a dimostrare qualcosa, quanto a ribadire una linea narrativa precisa: io so, io posso parlare, e se mi portate in tribunale vi porto con me.

Che sia una strategia o una semplice esibizione di forza, poco importa. Il risultato è lo stesso: ogni frase diventa titolo, ogni sparata diventa clip, ogni procedimento giudiziario si trasforma in carburante per alimentare il personaggio. Corona non si difende: attacca. Non arretra: occupa spazio. E soprattutto non distingue più tra processo, palcoscenico e social network. Tutto è scena, tutto è racconto.

Nel frattempo, la battaglia legale continua su un altro fronte. Con il supporto dei suoi avvocati, Corona ha presentato reclamo contro l’ordinanza firmata il 26 gennaio dal giudice del Tribunale civile di Milano Tribunale civile di Milano, Roberto Pertile, che aveva accolto il ricorso d’urgenza presentato da Alfonso Signorini. Il provvedimento ordinava la rimozione immediata di tutti i contenuti – testuali, audio e video – riferiti al giornalista, diffusi attraverso piattaforme e profili direttamente o indirettamente riconducibili a Corona.

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Al centro della decisione, due puntate di Falsissimo in cui Signorini veniva tirato in ballo per presunti meccanismi opachi legati alla selezione di alcuni concorrenti del Grande Fratello Vip. Un attacco che ha superato il confine del gossip ed è entrato in quello, più scivoloso, delle accuse. Da lì lo stop, l’oscuramento dei profili social e l’inevitabile escalation con Mediaset, chiamata in causa direttamente nelle ultime puntate prima della chiusura forzata.

È in questo clima che Corona decide di cambiare terreno di gioco. O meglio: di allargarlo. Se il web viene blindato e i social diventano inaccessibili, resta il teatro. E così Falsissimo si trasforma in uno spettacolo dal vivo. Non più solo video e dirette, ma palchi veri, platee paganti, tournée organizzate. L’obiettivo dichiarato è «portare in scena un racconto senza filtri sul potere mediatico, l’informazione, il gossip, i nomi intoccabili e i retroscena mai raccontati». Una dichiarazione programmatica che suona come una sfida aperta all’intero sistema.

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Il progetto, prodotto dal Gruppoanteprima, ha già cinque date confermate per il mese di maggio: Milano il 7, poi Catania, Napoli, Roma e Padova. I biglietti sono in vendita con prezzi che oscillano tra i 30 e i 45 euro. Non una provocazione estemporanea, ma un’operazione strutturata, che punta a trasformare lo scontro giudiziario in un format itinerante.

Corona, del resto, ha sempre dimostrato una capacità fuori scala di metabolizzare gli attacchi e convertirli in narrazione. La causa da 160 milioni, invece di isolarlo, lo rimette al centro del dibattito. Lo stop ai video, invece di zittirlo, lo spinge verso un pubblico fisico, meno controllabile, più diretto. Ogni tentativo di contenerlo diventa, paradossalmente, un moltiplicatore di visibilità.

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Resta da capire quanto questa strategia sia sostenibile nel tempo e quanto il confine tra denuncia, spettacolo e auto-promozione possa reggere senza implodere. Per ora, però, Corona sembra muoversi con una sicurezza ostentata, forte di una convinzione che ripete come un mantra: non mi spaventano, non mi fermeranno. Che sia vero o meno, lo diranno i tribunali. Intanto, il palco è pronto. E il pubblico, ancora una volta, c’è.

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