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08/01/2026 ore 11.55
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Dall’ombra del carcere ai locali vip sulle Alpi: il “sistema Moretti” sotto accusa dopo la strage di Crans-Montana

Un passato giudiziario pesante, investimenti milionari e controlli sulla sicurezza che – secondo i concorrenti – non sarebbero mai arrivati: l’incendio al bar Le Constellation riapre interrogativi inquietanti sulla rapida ascesa di Jacques Moretti e Jessica Maric

di Luca Arnaù
Agenzia Fotogramma / ipa-agency.net

A Crans-Montana, tra chalet di lusso e piste illuminate come passerelle, nessuno parla più soltanto dell’incendio. La strage di Capodanno al bar Le Constellation è diventata il punto di rottura di una storia che, a ben guardare, aveva accumulato troppe ombre per restare confinata alla cronaca nera. Oggi quelle ombre si allungano sul passato e sugli affari di Jacques Moretti e Jessica Maric, i coniugi francesi che negli ultimi quindici anni hanno costruito un piccolo impero della notte nel Canton Vallese.

Moretti, 47 anni, origini corse, fisico minuto e sguardo sempre in movimento, non è un imprenditore nato tra bilanci e business plan. Il suo curriculum francese racconta un’altra traiettoria: una giovinezza segnata da guai seri con la giustizia, culminati all’inizio degli anni Duemila con una condanna che lo portò in carcere per reati pesanti – truffa, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione. Dopo la scarcerazione, la Francia diventa improvvisamente un capitolo da chiudere in fretta.

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La nuova vita inizia in Svizzera, lontano dai riflettori e dalle memorie giudiziarie. È qui che Moretti arriva all’inizio degli anni Dieci insieme a Jessica Maric, più giovane di lui di quasi dieci anni, cresciuta in Costa Azzurra e con un profilo pubblico apparentemente lontano da qualsiasi zona grigia. Insieme mettono in piedi una struttura societaria semplice sulla carta – quote divise a metà – ma capace di muovere cifre che fanno alzare più di un sopracciglio.

In poco più di un decennio, i “corsi”, come vengono chiamati in città, rilevano ristoranti, bar e chalet tra Crans-Montana e Lens. Prima Le Vieux Chalet, trasformato da locanda stanca in ristorante chic. Poi Le Senso, locale più informale ma molto frequentato. Infine Le Constellation, il cuore pulsante delle notti più affollate, ufficialmente lounge bar ma di fatto discoteca, nonostante nei registri commerciali non risulti come tale.

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Secondo stime raccolte tra operatori immobiliari e finanziari della zona, gli investimenti complessivi superano abbondantemente i 20 milioni di franchi svizzeri, tra acquisti, ristrutturazioni e canoni d’affitto da capogiro. Un’espansione sostenuta da mutui importanti e da una disponibilità di credito che, oggi, viene riletta con crescente scetticismo. Perché un ex detenuto, senza un passato imprenditoriale consolidato, riesce a convincere le banche a finanziare un’espansione così aggressiva?

La domanda circola da tempo tra i gestori degli altri locali, ma dopo la strage è diventata inevitabile. Ancora più insistente è un altro interrogativo: com’è possibile che, dal 2019, proprio nei locali dei Moretti non risultino controlli approfonditi sulla sicurezza, mentre il resto della città vive sotto una pressione ispettiva costante? I concorrenti mostrano fascicoli di verifiche, timbri, date, sopralluoghi ripetuti. Nel frattempo, Le Constellation continuava a riempirsi ben oltre la capienza consentita.

La notte dell’incendio ha fatto esplodere tutto insieme: le fiamme, il panico, le vie di fuga insufficienti, i numeri che non tornano. Oltre 400 persone stipate in un locale autorizzato per molte meno. Ragazzi intrappolati, filmati che mostrano il caos, interrogativi su chi fosse presente e su chi, invece, sarebbe uscito senza tentare di prestare soccorso. La Procura cantonale indaga ora per omicidio plurimo colposo, lesioni e incendio colposo. Ma valuta anche altri profili, come l’eventuale omissione di soccorso.

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Nel frattempo, emergono tasselli che allargano lo scenario oltre i confini svizzeri. Jessica Maric risulta titolare anche di una società immobiliare a Cannes, con sede in una villa moderna a pochi minuti dalla Croisette. Affitti turistici, immobili di pregio, una rete che non si limita a bar e ristoranti. Proprietà proprie o gestite per conto terzi: anche questo è materia di accertamenti.

Il silenzio dei Moretti è durato giorni. Poi una dichiarazione misurata, intrisa di dolore e disponibilità a collaborare con gli inquirenti. Parole che, però, non bastano a dissipare il sospetto che questa tragedia sia il punto di caduta di un modello di business costruito sull’azzardo e sulla compressione delle regole. Un “sistema”, come lo definiscono in città, che premiava chi investiva di più, prometteva di più, attirava più gente, anche a costo di piegare le norme sulla sicurezza.

Crans-Montana oggi è una località ferita. Il turismo di lusso convive con una domanda semplice e brutale: chi doveva controllare, dov’era? E perché proprio qui, proprio in questi locali, le maglie dei controlli sembrano essersi allentate? La storia personale di Jacques Moretti, con il suo passato penale e la sua improvvisa rinascita imprenditoriale, rende queste domande ancora più pesanti.

La strage di Capodanno ha tolto il velo. Ora non si tratta solo di accertare le responsabilità di una notte, ma di capire come sia stato possibile che un impero della notte crescesse così rapidamente senza che nessuno intervenisse. In Svizzera come in Francia, le risposte che arriveranno non riguarderanno soltanto i Moretti, ma l’intero sistema di controlli che ha permesso a quella storia di andare avanti fino al punto di non ritorno.

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