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24/04/2026 ore 13.41
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Decreto sicurezza, arrivano 162 sì e l’approvazione. Meloni rassicura: «Nessun precedente pericoloso»

Via libera definitivo alla Camera. L’opposizione in aula intona “Bella ciao”, Salvini: «Non è un festival canoro». Subito dopo il Cdm approva il testo correttivo richiesto dal Colle

di Redazione

Con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto sicurezza. Una seduta lunga, tesa, che ha attraversato la notte e si è chiusa in un'atmosfera tutt'altro che ordinaria.

Al momento del voto, i deputati di opposizione hanno alzato cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione”. Poco prima, sempre dai banchi dell'opposizione, era partito il coro di Fratelli d'Italia, con la maggioranza che si è unita e l'inno nazionale che ha risuonato in tutta l'aula. Quindi, prima del voto finale, il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi ha chiesto la parola per un intervento sul 25 aprile e l'opposizione ha intonato “Bella ciao”.

La premier Giorgia Meloni ha commentato il risultato escludendo che il provvedimento costituisca «un precedente pericoloso». Più colorita la reazione del vicepremier Matteo Salvini: «Siamo qui per il decreto sicurezza, non è un festival canoro», ha detto ai cronisti in Transatlantico, definendo i canti dell'opposizione «una mancanza di rispetto». Entrando in aula per il voto, Salvini aveva già anticipato il suo giudizio positivo: «Oggi è una bella giornata perché questo decreto sicurezza entra in positivo nelle case degli italiani e sulle strade percorse dagli italiani».

La notte in aula e le critiche del Pd

La seduta era andata avanti per tutta la notte. Le dichiarazioni di voto si erano chiuse verso le 7.30 del mattino, dopo 106 interventi complessivi, di cui 58 firmati da deputati del Partito democratico. Nei loro interventi, i dem hanno definito il provvedimento «la certificazione del fallimento dell'azione del governo Meloni», ricordando che si tratta già del quarto decreto in materia di sicurezza, «prova dell'inefficacia delle misure adottate».
Nel mirino anche l'impostazione del testo, giudicata «sempre uguale a sé stessa: nuovi reati e pene più alte, senza rispondere ai bisogni reali di sicurezza di cittadini e territori». Critiche infine al metodo, con «strappi e forzature che hanno compresso il dibattito parlamentare», portando la Camera a votare «una norma ritenuta incostituzionale».
Per il Pd si tratta di «un pasticcio istituzionale senza precedenti». Nel corso del dibattito i democratici hanno inoltre richiamato i principi costituzionali, sottolineando come sia «profondamente sbagliato colpire i fondamenti della democrazia, a partire dal diritto al dissenso».

Il Consiglio dei ministri e il testo correttivo

Subito dopo il voto, a Palazzo Chigi si è riunito il Consiglio dei ministri, presieduto dal vicepremier Antonio Tajani, che ha dato il via libera a un testo correttivo del decreto. Il provvedimento – che recepisce le modifiche sollecitate dal Quirinale – riguarda i rimpatri volontari assistiti e punta ad ampliare la platea dei potenziali beneficiari: il compenso per l'assistenza al cittadino straniero verrebbe riconosciuto non solo ai rappresentanti legali, ma a tutti gli incaricati, inclusi gli operatori di associazioni ed enti attivi nel campo delle migrazioni. Viene inoltre stabilito che il compenso sia erogato in base all'attività effettivamente svolta, indipendentemente dall'esito della procedura di rimpatrio.