Sezioni
Edizioni locali
19/03/2026 ore 07.00
Italia Mondo

Dopo la morte di Khamenei il regime si riorganizza sotto le bombe: chi comanda adesso in Iran

Con il figlio Khamenei ancora in ombra (e forse ferito), cresce il potere del nuovo capo Pasdaran, il falco Vahidi. I profili dei vertici della Repubblica islamica

di Redazione Esteri

Per capire chi comanda in Iran all'indomani della decimazione della leadership è opportuno innanzitutto ricordare che fino a 18 giorni fa, quando è iniziata l'offensiva americana e israeliana, nei suoi quasi 48 anni di storia la Repubblica islamica aveva avuto solo due commander-in-chief: il padre della rivoluzione Ruhollah Khomeini e il suo successore, Ali Khamenei. E non è cosa di poco conto, perché la Guida suprema concentra in sé sostanzialmente tutti i poteri: determina l'orientamento religioso, della politica interna e internazionale, è il comandante in capo delle forze armate e controlla le operazioni di intelligence e sicurezza. Ha il potere di nomina in quasi tutti gli ambiti statali, dal capo dei Pasdaran fino ai dirigenti delle emittenti radio e tv.

È difficile pensare che il figlio di Khamenei, Mojtaba, nominato solo una settimana fa, ferito in un raid - addirittura operato a Mosca secondo fonti non verificabili -, sia già in grado di gestire le complesse articolazioni del regime degli ayatollah. Inoltre il debutto del leader, un messaggio letto in tv da una speaker, non è stato certo una dimostrazione di forza.

Iran, il Pentagono: «La nuova guida suprema Mojtaba Khamenei ferita e forse sfigurata, leadership nel caos»

Ben diversa la posizione del nuovo comandante dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione: il generale Ahmad Vahidi, nominato dopo l'uccisione di Mohammad Pakpour nel primo giorno dell'attacco di Usa e Israele, è considerato uno dei falchi più temibili del regime, il falco dei falchi, e secondo molteplici fonti sarebbe lui a guidare la controffensiva iraniana, con successo dal punto di vista di Teheran. È un veterano della guerra Iraq-Iran, ha guidato nel lontano 1988 le forze Quds, gli 007 dei Pasdaran, ed è considerato uno dei principali sostenitori di un Iran dotato di armi atomiche. Tanto da essere finito nel mirino sia delle sanzioni Usa che di quelle Ue, quasi 20 anni fa, per i suoi collegamenti con il programma nucleare iraniano in ambito militare.

Sulla carta però, la Costituzione iraniana, la seconda carica della Repubblica dopo la Guida suprema è il presidente. Ma Masoud Pezeshkian, un ex cardiologo eletto dopo la morte del predecessore, Ebrahim Raisi, in un incidente di elicottero, è un riformista moderato che puntava su una rinnovata intesa con Washington per consolidare il proprio potere e tentare di liberarsi dal giogo dei Pasdaran. Un progetto evidentemente fallito. Lo sa bene anche Alireza Arafi, influente componente dell'Assemblea degli esperti che nomina la Guida suprema. È un religioso di alto rango: è stato per anni l'imam della preghiera del venerdì nella città santa di Qom, meta annuale di oltre 20 milioni di pellegrini, considerata il centro teologico dell'islam sciita. È decisamente integrato nel sistema, è anche membro anche del Consiglio dei guardiani che sovrintende alle candidature parlamentari, ma è anche lui distante dall'intransigenza dei falchi della sicurezza, e in queste ore di battaglia ha probabilmente un ruolo di secondo piano.

Iran, Israele: «Ucciso nella notte il ministro dell’intelligence Khatib»

Come lui Gholam-Hossein Mohseni-Ejèi, il terzo nel triumvirato che con Arafi e Pezeshkian che ha guidato il Paese fino all'avvento del figlio di Khamenei. È il capo della Giustizia ma, pur essendo la testa di cuoio del regime nella repressione delle proteste antigovernative, sin da quelle del movimento verde del 2009, non ha mai avuto particolari ambizioni di scalata, anche perché sanzionato da mezzo mondo per ogni genere di violazioni e abusi dei diritti umani.

Sul fronte politico, dopo l'uccisione di Ali Larijani, che pure secondo fonti americane fino al settembre dello scorso anno era considerato da occidentali e israeliani una potenziale figura di riferimento nella transizione iraniana, i riflettori sono puntati su Mohammad Bagher Ghalibaf. Classe 1961, presidente del Parlamento, ha una carriera di tutto rispetto, sia in ambito militare, anche lui veterano della guerra Iraq-Iran poi capo della forza aereospaziale dei Pasdaran, che civile, da sindaco di Teheran e dal 2013 "perenne" candidato alle presidenziali.