Droni, golpe e traditori: Putin si barrica nei bunker e vive nell'ossessione di essere ucciso
Notti nei rifugi sotterranei, telefoni vietati allo staff, apparizioni ridotte al minimo. Mentre la guerra logora in Ucraina la Russia, l'intelligence occidentale descrive un leader assediato dalla paura
Vladimir Putin avrebbe paura di essere ucciso da un drone ucraino, paura di un attentato, paura di un golpe interno, paura di quella stessa macchina di potere che per oltre venticinque anni ha governato con pugno di ferro. A raccontarlo sono fonti dell’intelligence occidentale e persone che conoscono da vicino il presidente russo, secondo cui il capo del Cremlino avrebbe moltiplicato le misure di sicurezza attorno a sé e ridotto in modo sensibile le apparizioni pubbliche.
Non dormirebbe più con la consueta regolarità nelle dacie presidenziali di Mosca e del Valdai, preferendo passare lunghi periodi in bunker sotterranei. Avrebbe imposto nuove restrizioni a cuochi, guardie del corpo e autisti, vietando l’uso dei mezzi pubblici e dei telefoni cellulari personali. Un sistema di protezione sempre più rigido, costruito attorno al sospetto che ogni spostamento, ogni dispositivo e ogni membro dello staff possa trasformarsi in una falla.
Putin e la paura dei droni ucraini
La paura non nasce dal nulla. Nel dicembre scorso un drone ucraino avrebbe raggiunto la regione del Valdai, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo, area in cui si trova una delle residenze attribuite al presidente russo. Putin accusò Kiev di aver tentato di colpirlo direttamente, mentre lo spionaggio americano avrebbe smentito che l’obiettivo fosse lui. Resta però il dato politico e militare: l’Ucraina ha dimostrato di poter colpire molto lontano.
È un segnale pesante per un leader che ha costruito la propria immagine sulla forza, sul controllo e sull’invulnerabilità. La guerra, che la propaganda russa continua a presentare come una marcia inevitabile verso la vittoria, non sta procedendo come previsto. Sul fronte ucraino le truppe di Mosca faticano ad avanzare e in alcuni settori sarebbero costrette a ripiegare. Fuori dall’Ucraina, l’influenza russa mostra crepe sempre più evidenti: dal Medio Oriente all’Africa, dove la rete di alleanze e presenze legate al Cremlino appare meno solida di un tempo.
Lo scontento interno e il logoramento della guerra
Il fronte interno non è meno delicato. La guerra dura ormai più del coinvolgimento russo nella Seconda guerra mondiale e il suo costo sociale diventa sempre più difficile da nascondere. La chiamata alle armi di nuovi giovani, il disagio economico, le restrizioni, la censura di internet, i blackout, l’aumento delle tasse sulle piccole imprese e l’impossibilità per molti russi di viaggiare o fare affari in Occidente alimentano un malessere diffuso.
Anche i sondaggi, sia quelli vicini al Cremlino sia quelli indipendenti, segnalerebbero un calo del consenso di Putin ai livelli più bassi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. La protesta pubblica dell’influencer Viktoria Bonya, che in un lungo video rivolto direttamente al presidente ha sostenuto che i russi lo temono, avrebbe costretto lo stesso Putin a chiedere ai suoi ministri e consiglieri di spiegare meglio all’opinione pubblica alcune misure percepite come repressive.
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