Sezioni
Edizioni locali
10/03/2026 ore 08.06
Italia Mondo

Epic Fury è solo l’ultima guerra della serie: tutti i paesi attaccati dagli Usa (con il record di Trump)

La nuova escalation militare rientra nella consuetudine statunitense che neanche i presidente democratici Obama e Biden hanno interrotto. Il tycoon però è andato oltre e ha colpito nazioni mai sfiorate prima dalla macchina bellica americana

di Riccardo Montanaro
Smoke rises from explosions induced by the Israeli army in the southern border village of Khiam, in southern Lebanon on March 9, 2025. The EU's top diplomat called March 9, for a 2024 ceasefire to be upheld to prevent Lebanon from "sliding into chaos," saying Israel's "heavy-handed" response to Hezbollah attacks was further destabilising the region. (Photo by Rabih DAHER / AFP)

Donald Trump, insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha dato il via all’operazione «Epic Fury» autorizzando quattro giorni fa i bombardamenti congiunti (USA e Israele) in Iran che hanno portato all’uccisione dell’Ayatollah Alì Khamenei, annunciato tra i primi proprio da Trump sui suoi social.

Gli obiettivi sono stati specificati dal Tycoon: «primo: distruggiamo i missili iraniani. Secondo: annientiamo la loro flotta (già 17 navi da guerra ed un sottomarino iraniano sono state affondate, ndr). Terzo: non permetteremo all’Iran di avere armi atomiche». Chiaro e diretto, come sempre verrebbe da dire, il presidente americano ha fatto anche pubblicare un video sulla pagina ufficiale della Casa Bianca per aggiornare i cittadini sullo svolgimento dell’operazione.

Video che ha fatto molto clamore sui social perché come sottofondo musicale è stata scelta «Macarena» di Los del Rio. Ha anche aggiunto «o depongono le armi, o morte certa». Di fatti, i dati di questi primi giorni non sono molto lontani da quest’affermazione. Neanche in Iraq nel 2003 le prime 24 ore erano state così letali; infatti, ad oggi l’American Army ha colpito più del doppio degli obiettivi rispetto al 2003, arrivando a quota 2.000 colpiti.

Intanto, non sembrano arrivare gesti di tregua e/o di pace; tutto il contrario. I lati da analizzare sono due: il proseguo della guerra e la successione a Khamenei. Sul primo aspetto l’America non fa passi indietro, schiera anzi 50.000 soldati contro l’Iran ed impiega in quest’operazione il fiore all’occhiello dell’aeronautica militare americana.

Quanto invece alla successione di Khamenei l’Assemblea degli Esperti in Iran sembra aver già trovato il naturale successore: il figlio dell’Ayatollah, Mojtaba Khamenei. La notizia non è stata però ancora confermata per evitare di esporre il (quasi) nuovo leader ad attacchi USA/Israele. Di fatti, anche in questo caso, l’America non perde tempo e chiarisce: «qualsiasi successore di Khamenei sarà nostro obiettivo».

Ma davvero ci sorprende che l’America colpisca un altro stato? Chi si sente stranito, chi sorpreso o chi addirittura sconvolto è perché è vittima di quella cultura «occidentalizzata» che fa passare «noi» per buoni e «gli altri» per cattivi.

In realtà, parafrasando una fiaba, cercare chi fa il lupo e chi fa cappuccetto rosso non solo è sbagliato, ma anche inutile. Nei libri di storia contemporanea tardo ottocentesca tutti gli studenti di Scienze Politiche e non solo hanno studiato il pilastro della «american culture» quali la dottrina Monroe e più avanti la dottrina Wilson, padre della politica estera così come oggi la conosciamo.

La prima segue il motto «America to Americans», nessun’influenza reciproca tra America e Vecchio Continente. La seconda, più recente, dice l’esatto opposto: esportare democrazia e realizzare il sogno americano. La filosofia trumpiana, se così possiamo definirla, segue sicuramente più la seconda dottrina ma si potrebbe aggiungere che per esportare democrazia (con le bombe) e realizzare il sogno americano (di chi?) il paese in questione deve essere un grande detentore di petrolio, altrimenti la democrazia ed il sogno può aspettare.

Tutte le volte che l’America ha attaccato

Non è politica, non è destra né sinistra. È prassi. L’America attacca, da sempre. E per dimostrare quest’affermazione basterebbe prendere in esame gli ultimi quattro presidenti USA: George W. Bush (2001-2009) – Barack Obama (2009-2017) – Donald Trump (2017-2021) – Joe Biden (2021-2025) ed ancora Donald Trump (2025-in carica).

Non esiste un paese che sia stato attaccato da Obama, Bush e Biden e non da Trump, che è il primo in questa classifica. L’attuale presidente è stato l’unico ad attaccare: Iran, Venezuela e Nigeria.

Tutti e quattro i presidenti, invece, hanno attaccato: Yemen, Iraq, Afghanistan e Somalia. Trump ed Obama hanno inoltre attaccato la Libia, mentre Biden è stato l’unico presidente che non ha mai attaccato un nuovo stato, ma sempre stati che avevano già un passato bellico con l’America.

In totale, Biden e Bush hanno attaccato lo stesso numero di paesi: 5. Subito dopo Barack Obama, 7 paesi. Infine, in prima posizione, Trump: 10 paesi, che vale la pena citare: Afghanistan, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Somalia, Siria, Venezuela, Yemen.