Sezioni
Edizioni locali
29/01/2026 ore 16.29
Italia Mondo

Falsissimo a rischio chiusura: l’Agcom apre le verifiche sul sistema Corona e il web trema

Dopo l’intervento del Tribunale di Milano sul caso Signorini, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni avvia controlli sul “canale web” di Fabrizio Corona. Sul tavolo il rispetto del Tusma e i limiti per influencer e piattaforme

di Luca Arnaù

Il milione di iscritti è arrivato. Il Golden Button di YouTube pure. Ma proprio mentre il contatore saliva, sotto il format Falsissimo si è aperta una crepa che rischia di diventare una voragine.

L’Agcom ha avviato verifiche formali sul «canale web» di Fabrizio Corona, aprendo uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: la possibile sospensione o limitazione dell’intero ecosistema digitale che ruota attorno al progetto.

Il punto di partenza è noto. Il Tribunale di Milano ha ordinato la rimozione di due video legati al caso Alfonso Signorini e ha bloccato la pubblicazione di nuovi contenuti sullo stesso filone.

Un intervento pesante, che ha segnato un confine giuridico chiaro tra racconto mediatico e diffamazione. Ora, però, la partita si sposta su un piano ancora più ampio e strutturale.

La telefonata di Claudio Lippi a Falsissimo dopo lo stop: lo sfogo dall’ospedale e le accuse al sistema Mediaset

Nel suo comunicato, l’Agcom parla esplicitamente di «verifiche sul canale web Falsissimo». Una definizione che apre interrogativi immediati: Falsissimo è un format, non un soggetto giuridico unitario.

Esiste come progetto editoriale, come brand, come insieme di contenuti distribuiti su più piattaforme. Il canale YouTube, che oggi porta il nome di Fabrizio Corona, ha superato quota un milione di iscritti. Il profilo Instagram viaggia su numeri simili.

Ma non esiste, tecnicamente, un unico «canale web» formalmente registrato come testata o servizio audiovisivo.

Ed è proprio qui che si innesta il nodo centrale dell’istruttoria: l’applicazione del TUSMA, il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi.

Una normativa che non riguarda più soltanto televisioni e broadcaster tradizionali, ma che – in base a una delibera dell’Autorità del gennaio 2024 – estende obblighi e responsabilità anche agli influencer e ai creator digitali con un impatto rilevante sul pubblico.

Il Tusm disciplina aspetti cruciali: tutela dei minori, correttezza dell’informazione, limiti alla pubblicità, responsabilità editoriale. In altre parole, stabilisce che chi produce contenuti con una diffusione di massa non può sottrarsi alle regole invocando la natura «social» o «informale» del mezzo.

Berlusconi sotto attacco, Forza Italia balbetta: solo cinque difese, Tajani sparito. E Meloni dov’è?

È su questo terreno che l’Agcom ha deciso di muoversi.

La miccia, però, è stata accesa fuori dall’Autorità. A spingere verso un intervento è stata una presa di posizione netta dell’Ordine dei Giornalisti.

In una nota diffusa il 27 gennaio, firmata dal presidente Carlo Bartoli e dalla segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Alessandra Costante, l’Ordine ha sostenuto apertamente le decisioni del Tribunale di Milano.

«La sentenza conferma che non esiste un diritto a diffamare», si legge nel documento, «e che anche influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge».

Ma c’è un passaggio ancora più significativo: il riferimento diretto alle piattaforme digitali, chiamate a rispondere quando lucrano «sfruttando l’odio e il discredito online».

È un messaggio politico e giuridico insieme, che chiama in causa non solo chi produce i contenuti, ma anche chi li ospita e li monetizza.

Cosa può fare concretamente l’Agcom?

Negli ultimi anni l’Autorità ha rafforzato il proprio intervento sul web, soprattutto sul fronte della pirateria: siti oscurati, domini bloccati, rincorse continue a piattaforme che riemergono sotto altre forme.

Ma un canale YouTube è un’altra cosa: non è un sito autonomo, è una sezione interna di una piattaforma globale.

Eppure i precedenti esistono. Nel giugno del 2024 l’Agcom ha chiesto la rimozione di un documentario di propaganda sul Donbass pubblicato da Russia Today.

Mediaset contro Fabrizio Corona, è guerra aperta: «Non è informazione, è diffamazione». E lui rilancia

La risposta di YouTube, gestita da Google, è stata immediata: contenuto rimosso a livello mondiale e canale bloccato. Anche in quel caso, il riferimento normativo era il Tusma.

Il parallelo non è automatico, ma è tutt’altro che rassicurante per chi oggi guida Falsissimo.

Se l’Agcom dovesse accertare violazioni sistemiche – e non singoli contenuti – potrebbe chiedere interventi strutturali alla piattaforma, fino alla sospensione del canale o alla rimozione selettiva dei video ritenuti non conformi.

Il caso Corona diventa così un banco di prova cruciale.

Non solo per il destino di Falsissimo, ma per l’intero ecosistema dell’informazione digitale italiana.

Falsissimo, Corona tuona sull’ascesa di Berlusconi: «Sulla sua fortuna non tutto quadra, quei 113 miliardi da dove vengono?»

La domanda di fondo è semplice e insieme esplosiva: un format web che fa numeri da televisione nazionale può continuare a operare come se fosse fuori da ogni perimetro regolatorio?

Per ora l’Agcom parla di verifiche. L’amministrazione giudiziaria ha già tracciato un primo confine. Le piattaforme osservano. Il pubblico guarda.

E Falsissimo, mentre festeggia il milione di iscritti, scopre che la vera soglia da superare non è quella degli algoritmi, ma quella – molto più stretta – delle regole.

?>