Garlasco, i diari segreti di Andrea Sempio: «Devo smettere di parlare da solo e raccontarmi cose brutte». Cosa nascondeva?
«Devo liberarmi dall’ansia» e soprattutto «devo piantarla di parlare da solo e raccontarmi cose brutte». I diari trovati dagli inquirenti saranno mostrati da Massimo Giletti. E quella frase riporta al centro del caso i soliloqui dell’indagato
Una frase scritta a mano da Andrea Sempio rischia di diventare uno dei nuovi tormentoni del caso Garlasco: «Devo piantarla di parlare da solo e raccontarmi cose brutte». È datata 3 agosto 2018 e compare negli appunti personali dell’uomo oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. I documenti, trovati dagli inquirenti, saranno mostrati per la prima volta domenica sera a Lo Stato delle cose, il programma condotto da Massimo Giletti su Rai 3. Tra quelle pagine compare anche un’altra annotazione molto personale: «Devo liberarmi dall’ansia… oggi una sega…». Ma è il riferimento alle «cose brutte» che Sempio diceva di raccontarsi mentre parlava da solo ad aprire un nuovo interrogativo.
Andrea Sempio e quella frase sui soliloqui
Il particolare acquista peso perché i soliloqui di Sempio sono già entrati nella nuova stagione dell’inchiesta. Le intercettazioni ambientali raccolsero infatti alcuni momenti nei quali parlava da solo e oggi proprio quelle registrazioni sono tornate sotto esame. La difesa di Alberto Stasi ha affidato a un consulente una nuova lettura delle vecchie intercettazioni del 2017, dalla quale sarebbero emersi elementi inediti.
Adesso scopriamo che un anno dopo Sempio scriveva di quella stessa abitudine e soprattutto sembrava volerla controllare. «Devo piantarla di parlare da solo», annotava. Poi aggiungeva il passaggio più enigmatico: «e raccontarmi cose brutte».
Non sappiamo che cosa intendesse con quelle parole, ma la coincidenza tra gli appunti personali e i soliloqui intercettati rende il documento particolarmente interessante.
«Devo liberarmi dall’ansia… oggi una s**a»
Le pagine raccontano anche un Sempio alle prese con l’ansia e con pensieri molto intimi. «Devo liberarmi dall’ansia… oggi una sega…», scrive in un altro passaggio. Sono annotazioni private che da sole non spiegano nulla del delitto di Garlasco, ma acquistano un significato diverso nel momento in cui vengono accostate al materiale investigativo raccolto negli anni.
Il punto più delicato resta quello che Sempio definisce «cose brutte». Erano semplici pensieri negativi? Fantasie? Ricordi? Episodi che ripercorreva parlando con se stesso? I documenti finora anticipati non permettono di rispondere. Dimostrano però che Sempio conosceva bene la propria tendenza ai monologhi e che, almeno nell’agosto 2018, sentiva il bisogno di imporsi di smettere. Continua a leggere su La Capitale.