Garlasco: la richiesta di processo per Sempio è attesa per oggi. La Procura punta al rinvio a giudizio dopo quasi vent’anni
La Procura sostiene che sulla scena del delitto del 13 agosto 2007 ci fosse Andrea Sempio e non Alberto Stasi, condannato in via definitiva. La difesa tenta di smontare dna, impronte e intercettazioni
La Procura di Pavia si prepara a compiere il passo più atteso e più esplosivo dell’intera nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Nelle prossime ore i pm dovrebbero formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, oggi unico indagato nel fascicolo riaperto quasi vent’anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi.
Se la richiesta verrà depositata, inizierà ufficialmente il percorso che potrebbe portare a un nuovo processo sul caso giudiziario più discusso degli ultimi decenni italiani.
La nuova accusa contro Andrea Sempio
La Procura di Pavia sostiene una ricostruzione radicalmente diversa rispetto a quella cristallizzata dalla sentenza definitiva contro Alberto Stasi.
Secondo gli investigatori, la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli non ci sarebbe stato il fidanzato della vittima, ma Andrea Sempio, all’epoca diciottenne e amico stretto di Marco Poggi, fratello di Chiara.
Un cambio di scenario enorme, che rischia di riaprire completamente il caso Garlasco.
Il dna, le intercettazioni e le nuove consulenze
L’impianto accusatorio costruito dai pm si fonda soprattutto sulle nuove analisi genetiche e sulle intercettazioni raccolte negli ultimi mesi.
Al centro dell’indagine resta il dna maschile trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, che durante l’incidente probatorio la perita Denise Albani ha ritenuto compatibile con Andrea Sempio.
Gli investigatori attribuiscono peso anche ai soliloqui registrati in auto, ai diari sequestrati nel 2025 e ad alcune frasi considerate indicative dagli inquirenti.
La difesa prova a smontare l’accusa
Gli avvocati di Sempio hanno depositato diverse consulenze per contrastare la ricostruzione della Procura.
La genetista Marina Baldi ha definito il dna trovato sulle unghie della vittima “fragile, parziale e non individualizzante”, sostenendo che potrebbe derivare da contaminazione, trasferimento secondario o deposito occasionale.
Anche le impronte delle scarpe repertate nella villetta sono finite al centro dello scontro tra accusa e difesa. I consulenti dell’indagato sostengono che il piede di Sempio sarebbe troppo largo per corrispondere alle tracce lasciate dall’assassino. Continua a leggere su La Capitale.