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11/05/2026 ore 15.12
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Garlasco, l’intercettazione di Andrea Sempio che cambia l’orario del delitto di Chiara Poggi

È l’8 febbraio 2017 quando Sempio, parlando tra sé e sé, sembra ricostruire i suoi movimenti di quel tragico giorno dell’omicidio

di Luca Arnaù

Le nuove indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio, chiuse proprio in questi giorni, portano a galla una serie di intercettazioni ambientali che sembrano squarciare il velo di mistero che avvolge la morte di Chiara Poggi. Le “cimici”, piazzate nell’auto dell’uomo, hanno catturato riflessioni solitarie che per gli inquirenti suonano come ammissioni inquietanti.

Intercettazione cambia l’orario del delitto

Tutto parte da una rilettura accurata di un audio vecchio di anni. È l’8 febbraio 2017 quando Sempio, parlando tra sé e sé, sembra ricostruire i suoi movimenti di quel tragico giorno. «È successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) però ca**o (…) alle nove e mezza», mormora l’uomo. Per la Procura di Pavia, questa frase non è un pensiero vago: Sempio sembrerebbe riferirsi con precisione chirurgica all’orario in cui si sarebbe presentato a casa Poggi la mattina dell’omicidio, un dettaglio che modificherebbe l’intera linea temporale finora conosciuta.

Rivelazione captata in auto

In un’altra intercettazione datata 14 aprile 2025, le cimici registrano un passaggio che aggiungerebbe un tassello cruciale al movente. Sempio, convinto di essere solo, avrebbe ammesso di aver telefonato a Chiara poco prima del delitto nel tentativo di un “approccio”. Il motivo?

Avrebbe visto un video intimo della ragazza con il fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi. Un contatto telefonico che, se confermato, collocherebbe Sempio in una posizione ancora più critica rispetto al delitto.

Il sangue c’era?

Il passaggio più drammatico emerge però da un audio del 12 maggio 2025. Sempio inizia un lungo dialogo con se stesso, analizzando le prove a carico di Alberto Stasi e soffermandosi su un dettaglio tecnico: la presenza di sangue in casa Poggi. È qui che pronuncia la frase che ha fatto sobbalzare i magistrati: «Quando sono andato io… il sangue c’era». Una frase diretta, in prima persona, che secondo la ricostruzione investigativa potrebbe rappresentare una sorta di confessione involontaria sulla sua presenza sulla scena del crimine mentre Chiara era già a terra. Continua a leggere su La Capitale.