Garlasco, nuove intercettazioni di Sempio e dubbi tecnici: tra audio, microspie e tempi da chiarire oltre le suggestioni
Nel rumore di fondo dei social e dei salotti tv, il vero punto non sembra stare nelle frasi più facilmente rilanciabili, ma nelle incongruenze che emergerebbero dalla gestione tecnica degli audio: minutaggi, installazione della microspia, materiale non trascritto e file che cambierebbero durata
Garlasco, nuove intercettazioni di Sempio, basta poco perché tutto si trasformi in un’onda. Una frase ascoltata male, un frammento rilanciato sui social, un’anticipazione pubblicata online, e nel giro di poche ore il dibattito si riaccende come se ogni volta si fosse davanti alla rivelazione definitiva. Le nuove intercettazioni di Andrea Sempio anticipate da Bugalalla si stanno muovendo esattamente dentro questo meccanismo. Ma a ben guardare, il cuore della questione non sembra essere quello più rumoroso.
Che Andrea Sempio parlasse da solo in auto non è, di per sé, una novità capace di ribaltare un’indagine. Che in uno degli spezzoni diffusi si colga un riferimento a un gatto investito è un dettaglio che può colpire l’immaginazione, ma che resta periferico rispetto alla sostanza di un’inchiesta per omicidio. Il punto vero, se si vuole restare aderenti ai fatti e non alla suggestione, è un altro: le anomalie tecniche che emergerebbero attorno a quelle registrazioni. Ed è lì che il discorso si fa più delicato, perché non riguarda interpretazioni psicologiche o letture emotive, ma la tenuta materiale di un’attività investigativa.
Le intercettazioni di Andrea Sempio e il nodo dei tempi
Secondo quanto viene evidenziato, uno dei primi aspetti che meriterebbe una spiegazione riguarda i tempi dell’installazione della microspia sulla Suzuki di Andrea Sempio nel 2017. Il riferimento è al giorno della visita del maresciallo Giuseppe Spoto, che nei verbali avrebbe ricostruito una scena precisa: trattenere Sempio abbastanza a lungo per consentire ai tecnici di intervenire sull’auto senza essere scoperti, anche a causa di un ritardo dovuto, a suo dire, a un errore di percorso.
È una ricostruzione che, letta oggi alla luce delle schedature delle intercettazioni, sembrerebbe però presentare un problema. I tempi riportati nei verbali e quelli che emergerebbero dalla documentazione tecnica non coinciderebbero del tutto. E se questa discrasia fosse confermata, il tema non sarebbe secondario. Non perché dimostri automaticamente qualcosa di oscuro, ma perché in un’indagine già segnata da polemiche e contestazioni ogni scarto cronologico finisce inevitabilmente per pesare molto più del normale.
Qui serve prudenza. Una differenza di orario, da sola, non basta a insinuare conclusioni drastiche. Potrebbe dipendere da errori materiali, da ricostruzioni imprecise, da registrazioni avviate in un momento diverso da quello poi verbalizzato, o da altri fattori tecnici che oggi non si vedono. Ma proprio per questo, se esiste una discrasia, sarebbe utile chiarirla in modo lineare. Perché il problema dei casi mediatici è sempre lo stesso: quando manca una spiegazione tecnica, entra in scena la fantasia collettiva. E a quel punto ogni buco diventa sospetto, ogni ritardo una macchinazione, ogni imprecisione una prova indiretta.
Le registrazioni mancanti e il materiale mai trascritto
C’è poi un secondo livello della questione, forse ancora più sensibile. Viene infatti sottolineato che esisterebbe una quantità consistente di registrato mai trascritta. Questo, da solo, non è necessariamente anomalo. Nelle attività di intercettazione può accadere che molte ore di audio vengano ritenute irrilevanti e quindi non trascritte integralmente. È una valutazione che rientra nella prassi investigativa, e non rappresenta di per sé un elemento scandaloso.
Il punto, però, è che qui non si parlerebbe soltanto di audio non trascritti. Secondo quanto emerge, ci sarebbero anche ore di registrazione che sembrano mancare proprio sul piano della conservazione o almeno della ricostruzione oggi disponibile.
Ed è su questo passaggio che il tema cambia natura. Perché un conto è dire: c’erano file, ma non sono stati considerati utili. Un altro è dire: ci sono intervalli temporali che oggi non risultano in modo chiaro.
Anche in questo caso, le spiegazioni possibili esistono e non implicano automaticamente nulla di torbido.
L’accensione e lo spegnimento del veicolo, il funzionamento del dispositivo, eventuali limiti tecnici, segmentazioni automatiche dei file, errori di archiviazione: sono tutte ipotesi che potrebbero ridimensionare l’anomalia. Ma proprio perché esistono spiegazioni plausibili, la richiesta di chiarimento appare ancora più ragionevole. In un fascicolo che negli anni ha accumulato una quantità impressionante di discussioni, omissioni percepite, polemiche e “stranezze”, lasciare un altro punto opaco senza una risposta tecnica finirebbe per alimentare solo nuova confusione. Continua a leggere su La Capitale.