Garlasco, Sempio: «Non vedo elementi per un processo». E sull’impronta: «Portavo il numero 44»
A Quarto Grado il 38enne torna sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi e ridimensiona il valore della consulenza sulla scarpa: «Non basta la compatibilità con il piede»
Andrea Sempio interviene sul possibile sviluppo giudiziario dell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, per il quale la Procura di Pavia si appresta a valutare la richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti. In un'intervista a Quarto Grado, in onda su Retequattro, il 38enne sostiene che gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti per arrivare a un processo.
Sempio afferma di non vedere, allo stato attuale, elementi tali da giustificare un dibattimento. Allo stesso tempo, precisa che, qualora dovesse arrivare il rinvio a giudizio, sarà pronto ad affrontare la fase processuale.
Tra gli aspetti affrontati nell'intervista c'è anche quello relativo all'impronta della scarpa individuata sulla scena del delitto e alla compatibilità con il piede di Sempio. Su questo punto, l'uomo ricorda di aver sempre portato il numero 44, anche all'epoca dei fatti.
Secondo Sempio, però, la semplice compatibilità tra la conformazione del piede e l'impronta non rappresenterebbe un elemento sufficiente a collegarlo all'omicidio. A suo giudizio, sarebbe stato diverso se gli investigatori avessero trovato nella sua abitazione una scarpa riconducibile all'impronta e con tracce di sangue di Chiara Poggi.
Il tema dell'impronta torna dunque al centro del confronto sulle evidenze raccolte nell'inchiesta. La Procura di Pavia, dopo la chiusura delle indagini, prospetta infatti per Sempio una richiesta di rinvio a giudizio per l'omicidio di Chiara Poggi, mentre la difesa continua a contestare il valore degli elementi a suo carico.