Garlasco, Sempio rifiuta la perizia psichiatrica: Bruzzone frena il paragone con Annamaria Franzoni
La criminologa interviene dopo il no dell’indagato all’incontro con il consulente della Procura Roberto Catanesi: «Prima di citare i precedenti bisogna conoscerli». Nel caso Cogne i periti lavorarono comunque su intercettazioni, interviste e documenti
Il rifiuto di Andrea Sempio di incontrare lo psichiatra Roberto Catanesi, consulente della Procura di Pavia nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ha immediatamente fatto riemergere un precedente celeberrimo della cronaca nera italiana: Annamaria Franzoni e il delitto di Cogne.
Anche Franzoni, durante il processo d’appello per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi, rifiutò infatti di sottoporsi direttamente alla perizia psichiatrica. Un’analogia che ha alimentato paragoni con la scelta compiuta oggi dall’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
A frenare gli accostamenti interviene però Roberta Bruzzone. Per la criminologa i due casi presentano differenze sostanziali e utilizzare Cogne per interpretare automaticamente ciò che sta accadendo a Garlasco rischia di produrre conclusioni sbagliate.
Bruzzone: «Il caso Sempio non è quello di Annamaria Franzoni»
Bruzzone ricorda innanzitutto cosa accadde realmente nel processo Cogne. Franzoni rifiutò l’esame diretto, ma questo non impedì ai periti di proseguire il proprio lavoro.
Gli esperti utilizzarono infatti il materiale già disponibile: intercettazioni, interviste televisive, documentazione processuale e precedenti valutazioni psichiatriche. Una quantità di elementi che consentì comunque di formulare una valutazione. Continua a leggere su LaCapitalenews.it