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31/03/2026 ore 09.29
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Guerra cibernetica, Teheran schiera i suoi hacker: in aumento gli attacchi informatici contro Usa e Israele

Il conflitto continua sul piano digitale. Per il Financial Times attività in aumento: l’Iran ha colpito la società statunitense Styker, attiva nelle tecnologie mediche. Washington e Tel Aviv rispondono con il sabotaggio dei progetti per il nucleare

di Redazione Esteri

Gli hacker legati all'Iran hanno intensificato la loro offensiva informatica contro Israele e Stati Uniti, con operazioni volte a diffondere paura, raccogliere intelligence e colpire infrastrutture e reti sensibili. Lo scrive il quotidiano britannico "Financial Times", secondo cui durante i recenti attacchi missilistici contro Israele migliaia di cittadini israeliani hanno ricevuto sms che imitavano comunicazioni militari e invitavano a scaricare una falsa applicazione per i rifugi, potenzialmente in grado di sottrarre dati personali. Altri messaggi annunciavano la morte del premier Benjamin Netanyahu e minacciavano imminenti distruzioni. Secondo esperti citati dal quotidiano, Teheran dispone di tre livelli di operatori cibernetici: gruppi direttamente controllati dai Guardiani della rivoluzione e dal ministero dell'Intelligence, proxy semi-autonomi e una rete di attivisti informatici volontari.

Fra gli attacchi più gravi attribuiti all'Iran figura quello contro la società statunitense Stryker, attiva nelle tecnologie mediche, che ha costretto migliaia di dipendenti a lasciare il posto di lavoro dopo il blocco dei sistemi informatici, con ripercussioni sulle forniture e su alcuni interventi chirurgici. Il gruppo Handala, ritenuto vicino all'intelligence iraniana, ha rivendicato anche la compromissione di 200 mila dispositivi e l'accesso a un account email personale del direttore dell'Fbi Kash Patel.

Il giornale britannico sottolinea che la campagna attuale rappresenta un'escalation di una guerra cibernetica già in corso da anni tra Iran, Israele e Stati Uniti. Washington e Tel Aviv dispongono di capacità offensive più avanzate e hanno inflitto in passato colpi strategici più pesanti, come il malware Stuxnet contro il programma nucleare iraniano.

Secondo il "Financial Times", gli Stati Uniti avrebbero inoltre lanciato cyberattacchi poco prima dei raid aerei iniziali contro l'Iran, mentre Israele avrebbe sfruttato per anni l'accesso alle telecamere per la gestione del traffico a Teheran per raccogliere informazioni. Nonostante l'intensità dell'offensiva, alcuni analisti citati dal quotidiano rilevano che Teheran non ha ancora colpito in modo decisivo obiettivi strategici come infrastrutture critiche, forse per l'indebolimento delle sue capacità, per limiti interni alla rete internet iraniana o perché operazioni più complesse richiedono tempi più lunghi.

Rimane tuttavia il timore che operatori iraniani abbiano già ottenuto accessi di lungo periodo a obiettivi sensibili, pronti a essere sfruttati in una fase successiva.