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20/03/2026 ore 18.40
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Guerra in Medio Oriente, piano da 5 miliardi: Sánchez mobilita misure contro la crisi

Il premier spagnolo annuncia 80 provvedimenti per mitigare l’impatto economico del conflitto in Iran, con particolare attenzione a energia, affitti e fiscalità.

di Redazione

Un piano contenente 80 misure con la mobilitazione di 5 miliardi di euro è quello annunciato dal premier spagnolo, Pedro Sánchez, al termine del Consiglio dei ministri straordinario per mitigare le conseguenze economiche del conflitto in Iran.

Tre settimane fa Stati Uniti, Israele e Iran hanno cominciato una guerra dichiaratamente illegale, che in soli 20 giorni ha provocato migliaia di morti innocenti e 4 milioni di sfollati. Nessuno sa come evolverà questo conflitto, se durerà mesi o anni, neanche i tre Paesi che si scambiano bombardamenti lo sanno, ha rilevato Sánchez.

Il premier ha rinnovato il no alla guerra, un conflitto che non hanno voluto gli spagnoli, non ha voluto questo governo, non ha voluto l'Unione europea, ma i cui effetti potrebbero trasformarsi in una grave crisi.

Il capo del governo ha ribadito che la Spagna è meglio preparata per affrontare lo shock energetico provocato dalla guerra, grazie alla sua scommessa su un modello energetico molto diverso da quello del 2018, basato sulle energie rinnovabili e la transizione pulita. Come esempio, Sánchez ha indicato: da inizio del 2026, l'evoluzione del prezzo del gas ha marcato l'evoluzione del prezzo dell'elettricità in Spagna solo di un 15%, mentre in Italia lo ha fatto per il 90% e in Germania per il 40%. Significa che la crisi che verrà ci colpirà, ma che, se altri possono resistere, noi possiamo resistere anche meglio, ha aggiunto.

Sánchez ha inoltre dichiarato che i due partiti di coalizione di governo, i socialisti del PSOE e la forza di sinistra Sumar, sono arrivati a un accordo per il congelamento temporaneo dei prezzi degli affitti. Si tratta di una misura simile a quella applicata dall'esecutivo in precedenti crisi, all'inizio dell'invasione russa in Ucraina e durante la pandemia.

La misura è contenuta in un decreto differente da quelli rivolti a ridurre in maniera drastica la fiscalità energetica, fra le quali il premier ha enumerato la riduzione dell'Iva dal 21% al 10% sui carburanti e del 60% delle imposte sull'elettricità.

Il premier ha riconosciuto che, per il decreto in materia abitativa, non c'è ancora una maggioranza parlamentare per poter convalidarlo, ma non per questo il governo progressista rinuncia a presentarlo.