Guerra Iran-Usa, Trump valuta un'escalation. Teheran minaccia il Golfo: «Colpiremo tutte le infrastrutture»
Nuovi raid americani contro obiettivi militari iraniani, Teheran rivendica attacchi in Giordania e minaccia lo Stretto di Hormuz. Washington approva una maxi vendita di armi all'Arabia Saudita mentre Trump studia un ampliamento delle operazioni militari
La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una nuova fase, con un'escalation militare che coinvolge direttamente il Golfo Persico e alimenta i timori di un allargamento del conflitto in Medio Oriente. Mentre Donald Trump ringrazia Teheran per la liberazione della cittadina americana Dena Karari, le forze armate statunitensi continuano a colpire obiettivi strategici iraniani e la Casa Bianca valuta un ulteriore ampliamento delle operazioni militari.
Sul terreno si susseguono raid, minacce e contromisure che coinvolgono anche Paesi alleati degli Stati Uniti, mentre Washington ha autorizzato una nuova vendita di armamenti all'Arabia Saudita per quasi due miliardi di dollari.
Trump valuta una nuova offensiva
Secondo il Wall Street Journal, il presidente Donald Trump starebbe esaminando diverse opzioni per intensificare la campagna militare contro l'Iran dopo una serie di briefing con i vertici della sicurezza nazionale.
Tra gli scenari allo studio figurano: un'estensione dei bombardamenti contro infrastrutture energetiche iraniane; l'invio di truppe sull'isola di Kharg e in altre aree strategiche vicine allo Stretto di Hormuz; il bombardamento del complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain, ritenuto dagli Stati Uniti un possibile sito destinato ad attività nucleari.
L'obiettivo dichiarato resta quello di ridurre la capacità militare iraniana e garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale di petrolio.
Nuovi raid Usa: colpite difese aeree e siti militari
Nella notte le forze americane hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro numerosi obiettivi militari iraniani.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato di aver colpito: centri di comando;
sistemi di difesa aerea; installazioni missilistiche;
basi per droni; strutture di sorveglianza costiera.
Tra le località interessate figura Bandar Abbas, porto strategico sul Golfo Persico.
Contemporaneamente, il sistema di difesa aerea iraniano è entrato in funzione nella capitale Teheran e in diverse province, mentre esplosioni sono state segnalate anche nel Lorestan e nella provincia di Semnan.
Secondo le autorità iraniane non risultano vittime nella capitale.
Colpita anche Bushehr
Gli Stati Uniti hanno inoltre effettuato nuovi bombardamenti nell'area di Bushehr, città che ospita l'unica centrale nucleare civile dell'Iran.
L'esercito iraniano ha denunciato anche un attacco missilistico contro una caserma nei pressi di Iranshahr, nel sud-est del Paese.
Secondo Teheran sarebbero stati lanciati tredici missili, provocando la morte di sette militari.
L'Iran: «Colpiti obiettivi Usa in Giordania»
La risposta iraniana non si è fatta attendere.
La televisione di Stato IRIB ha riferito che droni kamikaze hanno colpito installazioni militari statunitensi presenti in Giordania.
Secondo la versione diffusa da Teheran sarebbero stati presi di mira sistemi di comunicazione e depositi di carburante utilizzati dalle forze armate americane.
Le autorità statunitensi non hanno ancora confermato l'entità dei danni.
Kuwait e Bahrein sotto attacco
Nella stessa notte la tensione si è estesa anche agli altri Paesi del Golfo.
Il Kuwait ha annunciato di aver intercettato droni iraniani diretti verso il proprio territorio.
In Bahrein sono invece entrate in funzione le sirene antiaeree e il Ministero dell'Interno ha invitato la popolazione a raggiungere immediatamente i rifugi e a mantenere la calma.
Teheran minaccia lo Stretto di Hormuz
Il messaggio più duro è arrivato dal generale Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya.
Secondo il comandante iraniano, un eventuale attacco americano contro infrastrutture iraniane provocherebbe una risposta diretta contro tutti gli impianti strategici della regione.
«Se Trump darà seguito alle sue minacce, tutte le infrastrutture della regione saranno schiacciate sotto i colpi d'acciaio delle potenti forze armate della Repubblica islamica dell'Iran».
Il generale ha inoltre ribadito che Teheran considera inviolabile lo Stretto di Hormuz.
«In nessuna circostanza permetteremo agli Stati Uniti di interferire nello Stretto di Hormuz. Questa è la nostra linea rossa».
Washington arma l'Arabia Saudita
Nel frattempo il Dipartimento di Stato ha autorizzato una nuova vendita di armamenti all'Arabia Saudita del valore di quasi due miliardi di dollari.
Secondo Washington l'accordo rafforza la sicurezza di «un importante alleato non appartenente alla Nato» e contribuisce alla stabilità politica ed economica della regione.
Una decisione che arriva mentre il conflitto continua ad allargarsi e cresce il rischio di un coinvolgimento sempre maggiore dei Paesi del Golfo.
Trump ringrazia l'Iran per la liberazione di Dena Karari
In un contesto di forte tensione militare è arrivato anche un inatteso segnale diplomatico.
Donald Trump ha annunciato su Truth Social la liberazione della cittadina statunitense Dena Karari, arrestata in Iran nel dicembre 2024 con accuse di spionaggio.
«L'Iran ha permesso a una cittadina americana detenuta ingiustamente di lasciare il Paese. Gli Stati Uniti apprezzano questo gesto di buona volontà».
Karari, che possiede anche la cittadinanza iraniana, aveva sempre respinto le accuse e, secondo il suo legale Jared Genser, non era mai stata incarcerata pur essendo stata interrogata più volte.
La donna ha già lasciato l'Iran ed è in viaggio verso gli Stati Uniti.
L'inchiesta sulla scuola di Minab resta bloccata
Intanto emergono nuovi interrogativi su uno dei raid americani più controversi.
La CNN riferisce che l'indagine interna sull'attacco del febbraio scorso contro la scuola Shajareh Tayyiba di Minab sarebbe ferma da mesi.
Secondo l'emittente, il Pentagono avrebbe completato soltanto le prime due fasi della valutazione dei danni, senza autorizzare la terza revisione d'intelligence, normalmente prevista dopo operazioni di particolare rilevanza.
Una decisione che alimenta dubbi sulla gestione dell'inchiesta e sulle reali conseguenze del bombardamento che colpì l'edificio scolastico.