Guerra Israele-Usa-Iran, il tabù atomico trema: la normalizzazione dell’impensabile
Ottant’anni di equilibrio fondato sulla paura potrebbero incrinarsi davanti a una scelta ritenuta “necessaria”. Il mondo frammentato e un’Onu debole rendono più fragile la soglia che ha finora evitato il peggio
Il nucleare non è più un tabù. Israele è una potenza atomica e mai come in questa guerra con l’Iran si comincia a temere il peggio. Sembra di essere tornati al clima che ha preceduto la Seconda guerra mondiale, una catastrofe globale. Per ottant’anni il mondo ha convissuto con le bombe atomiche sapendo che non potevano essere usate. Non per impossibilità tecnica, ma perché impensabile. Perché avrebbero rappresentato un rischio finale per l’umanità. Oggi quel tabù trema pericolosamente.
La guerra Israele-Usa-Iran non è un semplice scontro mediorientale: è la crepa nella deterrenza costruita dopo il 1945. Per la prima volta non si esclude più il rischio nucleare. Nessuna prova di impiego nucleare, zero detonazioni. Ma da diversi decenni si parla apertamente di armi tattiche, a bassa potenza, definite «limitate». E limitato significa poco, o forse moltissimo, quando si parla di nucleare. Oggi il pericolo è più grande che mai: i rischi di una spirale nucleare esistono tutti.
Israele è una potenza nucleare di grande rilievo, con un arsenale che pochi altri Stati al mondo possono vantare. Israele, gli Stati Uniti e anche l’Europa hanno sempre considerato un Iran atomico una minaccia esistenziale per lo Stato israeliano. Le basi sotterranee iraniane resistono alle bombe convenzionali: l’opzione nucleare entra dunque teoricamente in gioco, con tutti i pericoli che ne derivano, nel momento in cui la guerra dovesse precipitare e coinvolgere l’intero Medio Oriente. La soglia regge solo se tutti continuano a crederci.
Ma il mondo è frammentato: Ucraina, Medio Oriente, Indo-Pacifico, il ruolo crescente della Cina, troppe guerre aperte contemporaneamente. Le potenze sono distratte da molteplici crisi e l’ONU appare più debole che mai. Gli Stati Uniti di Donald Trump mostrano una postura sempre più aggressiva, mentre la leadership americana è attraversata da forti tensioni politiche interne e da scandali che rischiano di indebolirne ulteriormente la credibilità internazionale. Il rischio vero è l’erosione del divieto psicologico.
Attacco all’Iran, i dissidenti in esilio: «Il regime degli ayatollah non verrà rovesciato dalle bombe»Una bomba “tattica”, mirata, ritenuta “necessaria”: è così che si normalizza l’impensabile. La storia avverte: non esistono usi limitati del nucleare, ma solo escalation. Al primo accenno di un possibile uso di armi nucleari, il mondo precipiterebbe nel caos: mercati nel panico, diplomazie paralizzate, equilibri globali spezzati. Per ora non siamo a questo punto. Ma i rischi sono reali. Forse non imminenti, ma reali. Basta che un solo leader arrivi a pensare: «forse è possibile». E la soglia dell’impossibile viene superata. E allora cambia tutto.