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02/05/2026 ore 11.12
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Il dossier segreto di Garlasco: undici morti attorno al caso di Chiara Poggi

Negli anni, undici decessi hanno alimentato dubbi, sospetti e un’inquietudine che resiste ancora oggi. Garlasco ormai è diventato anche un luogo simbolico e una ferita collettiva

di Luca Arnaù

Garlasco, il dossier segreto: quando si imbocca la strada che porta a Garlasco, la campagna pavese sembra immobile, quasi indifferente al tempo. Campi ordinati, silenzi lunghi, case basse, strade che attraversano la pianura senza sussulti. Ma sotto quella calma apparente il paese porta addosso qualcosa che non si vede e che non passa. È un’ombra nata il 13 agosto 2007, con l’omicidio di Chiara Poggi, e cresciuta negli anni fino a diventare molto più di un caso di cronaca nera. Perché Garlasco, ormai, non è soltanto il nome del delitto che ha sconvolto l’Italia. È diventato un luogo simbolico, una ferita collettiva, un archivio di domande mai davvero chiuse.

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Le undici morti che hanno trasformato Garlasco in un enigma

Attorno al caso Poggi, negli anni, sono finiti undici nomi. Undici morti diverse, separate tra loro per tempi, circostanze e storie personali, ma tutte entrate in quella zona grigia in cui la cronaca incontra il sospetto e il sospetto diventa memoria popolare. Non nei verbali ufficiali, non nelle sentenze, non in un fascicolo unico capace di legarle tra loro, ma nelle conversazioni a bassa voce, nei racconti di paese, nei dubbi che tornano ogni volta che il nome di Chiara Poggi riappare in prima pagina.

Il primo nome che molti indicano è quello di Giovanni Ferri, trovato senza vita nel 2010. La versione ufficiale parla di suicidio, ma chi lo conosceva fatica ancora oggi a incasellare quel gesto dentro la sua quotidianità. Ferri era un uomo abitudinario, radicato nella sua vita di paese, e soprattutto vicino alla famiglia Sempio, nome che sarebbe tornato con forza nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco.

Da sola, la sua morte non avrebbe forse oltrepassato i confini della cronaca locale. Inserita però nella lunga scia che verrà dopo, diventa il primo tassello di un mosaico inquieto.

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Dal medico Corrado Cavallini a Michele Bertani: i nomi che hanno riacceso i sospetti

Due anni più tardi, nel 2012, muore Corrado Cavallini, medico di base. Un malore improvviso, secondo la ricostruzione ufficiale. Anche in questo caso, nessuna anomalia formalmente accertata, nessun elemento capace di trasformare un lutto in un caso giudiziario. Eppure anche Cavallini aveva avuto contatti con persone che, negli anni, sarebbero rimaste dentro l’orbita del caso Poggi. A Garlasco il suo nome si aggiunge agli altri, e quella che poteva sembrare una semplice sequenza di coincidenze comincia lentamente ad assumere un peso diverso.

Il 2016 segna poi uno spartiacque. Michele Bertani, amico d’infanzia di Andrea Sempio, viene trovato impiccato. Le autorità parlano di suicidio, ma è il contorno a riaccendere i riflettori: il nodo, alcuni messaggi criptici sui social, uno stato emotivo difficile da decifrare fino in fondo. È in quel momento che la parola “morti sospette” torna a circolare con forza, e che Garlasco si ritrova ancora una volta prigioniera della propria storia. Perché ogni nuovo nome non cancella il precedente, ma lo richiama, lo amplifica, lo rimette in fila.

Diego Portinari, Sasha Pinna e gli altri nomi entrati nel dossier Garlasco

Accanto ai casi più noti ci sono decessi che hanno fatto meno rumore, ma che contribuiscono a costruire l’elenco. Diego Portinari, che nel 2008 aveva ritrovato un sacco di indumenti inizialmente ritenuti potenzialmente interessanti per il caso Poggi, muore poco dopo in circostanze mai diventate davvero centrali nel racconto giudiziario. Sasha Pinna, amico di Marco Poggi e di Andrea Sempio, muore nel 2014: anche in questo caso si parla di malore, ma il nome finisce comunque dentro il grande archivio informale delle ombre di Garlasco.

Poi ci sono Alfonso Generale, Bruno Gioncada, Teresa Siciliano, Flaviano Casiraghi, Romeo Braj, Enrico Ramaioli. Nomi che fuori da Garlasco possono dire poco, ma che dentro quel perimetro geografico e umano compongono una lista difficile da liquidare con una scrollata di spalle. Ogni storia ha la sua spiegazione, ogni morte il suo percorso, ogni episodio la sua cornice. Ma è l’insieme a inquietare. Perché quando undici destini spezzati finiscono, in un modo o nell’altro, accanto allo stesso nucleo narrativo, la coincidenza smette di sembrare soltanto coincidenza e diventa domanda. Continua a leggere su LaCapitale