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26/01/2026 ore 11.19
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Il giudice chiude “Falsissimo”: stop ai contenuti su Signorini e multa quotidiana da 2.000 euro se Corona sgarra

Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso urgente del volto di Grande Fratello: via subito video e materiali, consegna di chat e documenti entro due giorni e divieto di pubblicare altro su di lui

di Luca Arnaù

Non è una tirata d’orecchi, non è un “modera i toni” scritto in burocratese. È un provvedimento che taglia di netto la trama e lascia sul tavolo un messaggio semplice: da qui in avanti, su Alfonso Signorini, Fabrizio Corona non può più giocare la partita come l’ha giocata finora. Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso urgente presentato dal giornalista, e l’ordinanza firmata dal giudice Roberto Pertile – prima sezione civile – impone una serie di obblighi e divieti che, messi insieme, somigliano più a un muro che a un avvertimento.

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Il punto di partenza è quello che è emerso nelle ultime ore: la decisione arriva dopo l’udienza di venerdì scorso e viene depositata con un testo che non lascia margini. Come riporta il Corriere della Sera, il giudice ordina “di rimuovere immediatamente” da ogni hosting provider e da ogni social media riconducibile, direttamente o indirettamente, a Corona, tutti i video e tutti i contenuti – testuali, audio e video – legati al materiale pubblicato e diffuso su Signorini. “Immediatamente” è la parola che brucia, perché non consente tempi tecnici, non consente dilazioni, non consente quella zona grigia in cui il web spesso si infila: si toglie, punto.

Ma il cuore vero dell’ordinanza non è solo la rimozione. È il divieto totale di ripartire, di rilanciare, di ripubblicare, di ripresentare la stessa storia in una nuova puntata o in un nuovo formato. Pertile dispone che Corona non possa più “pubblicare, diffondere o condividere” con qualsiasi mezzo e su qualsiasi piattaforma qualunque ulteriore contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, anche indirettamente, il diritto di Signorini alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza. È una formula ampia, che non si limita a una singola affermazione o a un singolo video: mette un perimetro, e dentro quel perimetro, per chi ha costruito la propria potenza comunicativa sulla serialità e sull’eco, diventa difficile persino respirare senza rischiare una violazione.

Poi c’è un passaggio che, nel racconto pubblico, vale quanto un colpo di scena: entro due giorni va consegnato tutto il materiale richiesto e riguardante Signorini, “chat comprese”. Non soltanto quello che è finito in video, non soltanto quello che è stato raccontato o alluso, ma l’intero pacchetto di contenuti raccolti. Qui la vicenda cambia pelle: smette di essere soprattutto un confronto mediatico, e diventa un dossier da consegnare, un fascicolo da mettere a disposizione. Il centro non è più la clip che gira, il titolo che accende, la frase che rimbalza: il centro diventa ciò che esiste davvero, ciò che è tracciabile, ciò che può essere verificato e valutato in sede giudiziaria.

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L’ordinanza mette anche una tagliola economica che sembra disegnata per scoraggiare qualsiasi tentazione di sfida: Corona dovrà pagare le spese processuali, il compenso degli avvocati di Signorini, e soprattutto una penale di 2.000 euro al giorno per ogni violazione delle disposizioni. Non una cifra simbolica, non un “se lo rifai paghi una multa” generica: un contatore quotidiano, che si accende ogni volta che il divieto viene disatteso. In pratica, il provvedimento non si limita a dire cosa non si deve fare, ma attribuisce un costo immediato a ogni eventuale sgarro.

Dentro questa cornice, “Falsissimo” diventa il nodo: la piattaforma e la narrazione che Corona aveva usato per portare in pubblico una serie di testimonianze e materiali presentati come prova dell’esistenza di un presunto “sistema Signorini”. La ricostruzione attribuita a Corona parlava di un meccanismo basato su profferte sessuali in cambio di un posto nella Casa del Grande Fratello. È su questo impianto, su questa sequenza di contenuti, che Signorini ha presentato ricorso e che il tribunale, in sede civile e con urgenza, ha deciso di bloccare.

Qui, per evitare scorciatoie, va messo in chiaro un punto: un’ordinanza cautelare civile non è un processo penale e non è una sentenza definitiva sul merito di ogni singola affermazione. Ma è, a tutti gli effetti, una risposta giudiziaria immediata che tutela la reputazione e la riservatezza del ricorrente, valutando che la prosecuzione di quella diffusione possa produrre un danno. E quando un giudice scrive nero su bianco che bisogna rimuovere “immediatamente” e che non si può più pubblicare altro materiale lesivo, l’effetto pratico è uno solo: lo spazio di manovra comunicativo si restringe fino quasi a sparire.

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Per Corona, la questione è anche di metodo. Perché la sua forza, negli anni, è stata spesso quella di non accettare il ritmo delle aule e di imporre il ritmo della piazza, del video, del “rilancio”. Qui, invece, l’ordinanza gli impone l’esatto contrario: silenzio operativo, cancellazione, consegna, stop. E soprattutto lo costringe a misurarsi con una responsabilità quotidiana, scandita dalla penale, che rende ogni mossa più rischiosa della precedente.

Per Signorini, al contrario, l’ordinanza è una vittoria netta sul piano cautelare: ottiene la rimozione, ottiene il divieto, ottiene la consegna del materiale e un deterrente economico forte. È la fotografia di un giudice che, in questa fase, decide che la tutela della reputazione, dell’immagine e della riservatezza pesa più del diritto di continuare a diffondere quel tipo di contenuti con quella forma e quella intensità.

Il punto, adesso, è capire come si muoverà Corona dentro un recinto così stretto. Se tenterà la strada del ricorso, se proverà a contestare l’ordinanza, se cambierà fronte comunicativo oppure se sceglierà di trasformare la vicenda in un braccio di ferro sul principio, pagando il prezzo di ogni passo. Ma una cosa, dopo il provvedimento di Milano, è già evidente: il tempo del racconto a puntate, almeno su Signorini, non è più nelle sue mani. E quando un giudice ti ordina di togliere tutto, consegnare tutto e smetterla, la vera domanda non è se la storia continuerà: è dove, e a quali condizioni, potrà ancora esistere.

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