Il “papello” fantasma e il caso Bellavia: le 36 pagine che agitano la Procura di Milano
Dentro ci sarebbero i nomi di 104 tra politici e imprenditori e di 19 magistrati, tutti legati ai file sottratti al commercialista da una sua ex collaboratrice, Valentina Varisco
C’è un fantasma che si aggira tra le stanze della Procura di Milano. Ha 36 pagine, non ha firma, non ha data, non ha timbro di deposito, eppure è finito agli atti di una delle inchieste più delicate degli ultimi anni. Lo chiamano già “il papello”, con un’eco sinistra che ricorda altre stagioni della nostra storia. Dentro ci sarebbero i nomi di 104 tra politici e imprenditori e di 19 magistrati, tutti legati – almeno sulla carta – ai file sottratti al commercialista Gian Gaetano Bellavia da una sua ex collaboratrice, Valentina Varisco. Ma nessuno, ufficialmente, sa dire chi lo abbia scritto e soprattutto come sia arrivato nel fascicolo.
Tutto nasce il 13 marzo 2025, quando Bellavia denuncia Varisco per aver copiato dal suo studio un milione 353 mila e 223 file. Un’enormità di dati, certo, ma nella querela non c’è alcun riferimento a materiale «ad altissima sensibilità». Si parla di documenti di lavoro, di consulenze processuali, di carte più o meno datate. Nulla che faccia pensare a un terremoto istituzionale.
Poi, come per magia, compare l’appunto di 36 pagine. Un testo che descrive quelle stesse carte come un arsenale esplosivo: inchieste in corso, nomi eccellenti, riferimenti a indagini dei pm Pellicano, Targetti e Bonardi. Un salto logico clamoroso, tanto più se – come sostiene la difesa – si trattava solo di vecchie consulenze commissionate dalle Procure allo studio di Bellavia.
Il 23 giugno 2025 il “papello” entra ufficialmente negli atti depositati alle parti. Ma il 3 giugno, quando la pm Paola Biondolillo firma l’avviso di fine indagine, quel documento non c’è ancora. Risulta digitalizzato dalla cancelleria il 17 giugno: quindi è comparso in una finestra di due settimane che oggi sembra un buco nero. Continua a leggere su LaCapitale.it