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07/07/2026 ore 07.24
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Il trionfo dell’io sulla realtà, il delirio di onnipotenza di Trump

Dall'Ucraina ai dazi, dagli attacchi agli alleati al disprezzo delle regole democratiche: il vero interrogativo non è fin dove possa spingersi, ma fino a dove il mondo sarà disposto a considerare normale ciò che normale non è

di Tacco di Ghino

Donald Trump è un megalomane. Punto. Basterebbe chiudere così. Un megalomane che tiene in ostaggio gli Stati Uniti d’America. E il mondo intero. Che ha trasformato il potere in un’estensione del proprio ego, calpestando regole, istituzioni e perfino la realtà. Tutto si deve piegare alla sua volontà. E pretende che tutti si pieghino alla sua volontà. Chi osa sfidarlo è un uomo morto.

Ha trasformato l’assurdo in normalità.

Un uomo bizzarro, una provocatore che trasforma ogni umiliazione in uno spettacolo. Così con la Meloni, che l’ha mortificata sulla scena mondiale. Vergognoso!

L’Italia non può essere umiliata: Trump e la nuova pesante offesa alla Meloni

Eppure c’è un ragionamento nel suo delirio: era tutto preparato nello Studio Ovale quando ha teso un agguato a Zelensky, il presidente di un Paese invaso. Tutto organizzato per farlo apparire come uno scolaretto impreparato davanti alle telecamere del mondo. Esaltando Putin.

Al quale ha steso un tappeto rosso, nonostante sia un dittatore spietato, mentre l’Ucraina continua a contare i morti civili, i palazzi sventrati, gli ospedali devastati.

Ha evocato l’annessione della Groenlandia come se il diritto internazionale fosse un fastidio. Vuole il Canada come 51º stato degli USA. Ha fatto rapire il presidente di uno Stato sovrano, benché questi non fosse certamente un santo. Anzi.

La verità è che lui detesta le regole, le leggi, non ama i leader democratici, detesta l’Europa, vuole smantellare la Nato, e riempie quotidianamente di insulti gli alleati. Ama sfacciatamente i leader autoritari. Ha sostenuto con determinazione tutto il sangue che Benjamin Netanyahu ha sparso a Gaza, autorizzando e sostenendo stragi e terrore, facendo finta di non vedere il genocidio di un popolo.

Ha moltiplicato guerre e attacchi militari definendoli inevitabili, mentre continuava a raccontarsi come l’uomo della pace, tanto da inseguire perfino il Premio Nobel.

Ha scatenato guerre commerciali con dazi illegali e senza logica che hanno prodotto forte instabilità nell’economia mondiale.

Ha attraversato vicende giudiziarie senza precedenti per un presidente americano, presentandosi come vittima di un complotto universale.

Ora vede comunisti dappertutto.

Ma tace sul suo rapporto con Jeffrey Epstein. Di minorenni e di pedofilia meglio non parlare.

E non ha risparmiato nemmeno il Papa, colpevole soltanto di non inginocchiarsi davanti al suo smisurato ego.

È arrivato persino a dire pubblicamente che farebbe un threesome con i figli. Ovviamente scherzava.

Non ha limiti: interviene perfino sulle decisioni arbitrali. Domani magari pretenderà di assegnare direttamente la coppa del mondo di calcio.

In fondo, nella sua visione del mondo, esiste un solo principio: le regole valgono per gli altri.

Trump non è soltanto un leader divisivo. È il trionfo dell’io sulla realtà.

Il punto non è tanto chiedersi fin dove possa arrivare il presidente americano in carica. La domanda vera è un’altra: fin dove è disposto ad arrivare il popolo americano e il mondo civile e democratico.

Fino a quando si potrà considerare normale e sopportabile, ciò che normale e sopportabile non è mai stato?