Sezioni
Edizioni locali
19/05/2026 ore 15.20
Italia Mondo

Inchieste su tax credit e società estere, Iervolino contro Report: «Ricostruzione falsa e lesiva»

Il produttore contesta la ricostruzione della trasmissione di Rai 3 e rivendica le decisioni del Tribunale di Roma. Ma al centro restano le accuse raccontate da Report: tax credit revocati, presunte false fatturazioni, società lussemburghesi e intrecci societari

di Luca Arnaù

Andrea Iervolino passa al contrattacco. Dopo la puntata di Report dedicata alle ombre attorno al suo impero cinematografico, il produttore originario di Cassino affida a un comunicato una replica durissima, nella quale definisce la ricostruzione andata in onda su Rai 3 «gravemente parziale, incompleta e lesiva» della propria reputazione personale e professionale, oltre che dell’immagine delle società a lui collegate. Una risposta netta, accompagnata dall’annuncio di possibili azioni legali contro chi dovesse rilanciare contenuti ritenuti falsi o diffamatori senza adeguata verifica.

La vicenda nasce dall’inchiesta televisiva firmata da Report, che ha puntato i riflettori sul percorso del produttore, dal territorio di Cassino fino al cinema internazionale, raccontando un quadro fatto di società estere, operazioni finanziarie, presunti meccanismi di falsa fatturazione e soprattutto la revoca di 88 milioni di euro di tax credit. Al centro della puntata, secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, ci sarebbe un sistema utilizzato per gonfiare i costi di alcune produzioni cinematografiche e ottenere benefici fiscali non dovuti. Accuse pesanti, che Iervolino respinge con forza e che restano, naturalmente, materia da verificare nelle sedi competenti.

Le accuse di Report: tax credit, costi gonfiati e società in Lussemburgo

Report ha raccontato il caso come un possibile thriller fiscale tra Italia, Lussemburgo e Stati Uniti. La trasmissione ha sostenuto che attorno ad Andrea Iervolino si sarebbe sviluppata una rete di società, alcune con sede in Lussemburgo, attraverso cui sarebbero passate operazioni contestate dagli inquirenti e dal ministero della Cultura. Il punto centrale riguarda i finanziamenti pubblici al cinema e il tax credit: secondo la ricostruzione giornalistica, il sistema avrebbe consentito di presentare costi di produzione più alti rispetto alla realtà e quindi di ottenere crediti fiscali maggiori.

Nella puntata si richiama anche il provvedimento di revoca di 88 milioni di euro di tax credit, elemento che ha dato alla vicenda una dimensione molto più ampia del semplice scontro mediatico. Non si parla infatti di una polemica televisiva qualunque, ma di contestazioni formali, rilievi amministrativi e indagini che esistono e che rappresentano il cuore della cronaca. Questo non significa anticipare sentenze, né sposare la tesi di Report. Significa però registrare che quelle inchieste e quei provvedimenti sono il contesto dentro cui si muove oggi la replica del produttore.
Continua a leggere su LaCapitale