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14/03/2026 ore 19.28
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Indagine Usa sul massacro alla scuola di Minab: missile americano su un obiettivo sbagliato, decine di civili uccisi

L’analisi preliminare degli Stati Uniti sul raid attribuisce l’attacco a un Tomahawk su un bersaglio errato. Emergono dubbi su verifiche di intelligence, uso dell’AI e procedure militari, con forti reazioni politiche a Washington

di Redazione Esteri
(260301) -- TEHRAN, March 1, 2026 (Xinhua) -- Rescuers and local residents try to save the wounded from debris at an attacked girls' elementary school in Minab, Iran's southern province of Hormozgan, Feb. 28, 2026. The death toll from a joint U.S.-Israeli strike on a girls' elementary school in Iran's southern province of Hormozgan rose to 148, semi-official Tasnim news agency reported on Sunday. The attack also left 95 people wounded, local prosecutor Ebrahim Taheri was quoted as saying. (Mehr News Agency/Handout via Xinhua) - Mehr News Agency -//CHINENOUVELLE_XxjpbeE000517_20260301_PEPFN0A001/Credit:CHINE NOUVELLE/SIPA/2603011703

Un’indagine preliminare condotta dalle autorità militari statunitensi ha gettato una luce devastante sul bombardamento della scuola elementare di Minab, in Iran: il raid del 28 febbraio, che ha causato la morte di decine di civili – tra cui molte bambine e bambini – sarebbe stato causato da un missile Tomahawk lanciato dagli Stati Uniti su un bersaglio sbagliato. Il risultato, se confermato, rappresenterebbe il più grave errore di fuoco diretto contro civili attribuibile al Pentagono negli ultimi decenni.

Secondo quanto ricostruito finora, l’attacco sarebbe avvenuto all’interno di Operation Epic Fury, un’offensiva lanciata all’inizio del conflitto con l’Iran. La scuola sarebbe stata scambiata per un obiettivo militare sulla base di informazioni di intelligence obsolete o non adeguatamente verificate, con possibili interferenze da parte di sistemi di intelligenza artificiale impiegati nella selezione dei bersagli.

La notizia, anticipata da fonti vicine all’inchiesta e ripresa dal New York Times, ha subito provocato forti ripercussioni nella politica americana. Il presidente Donald Trump aveva subito negato qualsiasi responsabilità Usa, attribuendo l’attacco agli stessi iraniani, mentre il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva difeso l’operato delle forze statunitensi, sottolineando la cura nel proteggere i civili.

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I democratici al Senato hanno ora esortato Hegseth a rendere pubblici i dettagli dell’indagine, accusandolo di sottovalutare i rischi per la popolazione e di mantenere opache le modalità con cui vengono prese decisioni belliche. La controversia arriva in un momento delicato per il Pentagono, segnato da turbolenze interne e scelte strategiche controverse che, in alcuni casi, sembrano aver privilegiato rapidità di azione rispetto alla prudenza.

Secondo le indiscrezioni investigative, l’errore di Minab potrebbe essere legato a una catena di comunicazioni e valutazioni difettose. La Defense Intelligence Agency (DIA) avrebbe trasmesso al Central Command (CentCom) dati che identificavano la scuola come “obiettivo militare”, senza che tali informazioni venissero messe alla prova attraverso i consueti livelli di controllo. Anche la National Geospatial-Intelligence Agency, l’agenzia incaricata di analizzare immagini satellitari e aggiornare i database dei bersagli, è ora sotto esame.

Nel dibattito entra anche il ruolo delle tecnologie avanzate. È emerso che l’esercito americano utilizza sistemi di intelligenza artificiale per accelerare l’individuazione degli obiettivi, integrati in piattaforme come il Maven Smart System della Geospatial Agency. Uno di questi strumenti sfrutta algoritmi sviluppati da Anthropic, azienda che ha recentemente denunciato il Pentagono per mancanza di adeguate garanzie nell’uso dell’AI per sorveglianza e armi autonome.

Le prove raccolte suggeriscono che la scuola di Minab fosse stata originariamente identificata come parte di un complesso navale adiacente considerato un possibile obiettivo legato alle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Tuttavia, immagini satellitari di alta risoluzione mostrano che l’edificio scolastico era fisicamente separato dalla base militare, con muri perimetrali, torri di avvistamento rimosse e persino aree gioco con pareti dipinte di colori vivaci, elementi incompatibili con una struttura militare attiva.

Fonti giornalistiche indipendenti avevano già segnalato l’ipotesi di una responsabilità statunitense nelle ore immediatamente successive all’attacco. Filmati diffusi dall’Iran avevano permesso di identificare i resti di un missile Tomahawk, un vettore lungo raggio prodotto da Raytheon e in dotazione solo a pochi paesi alleati degli Stati Uniti, rafforzando i sospetti su una possibile origine americana.

Il dramma di Minab solleva dunque interrogativi non solo sulle procedure di intelligence e targeting, ma anche sull’integrazione di tecnologie emergenti nei sistemi di guerra moderna, con tutti i rischi associati alla rapidità decisionale in scenari di conflitto ad alta tensione.