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31/05/2026 ore 12.40
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Iran, già riattivati i siti missilistici sotterranei: tutti i limiti del piano di bombardamenti Usa-Israele

Le immagini satellitari della Cnn mostrano come Teheran abbia rapidamente riaperto basi missilistiche sotterranee colpite dai bombardamenti mirati. Ripristinati gran parte degli ingressi e delle infrastrutture, i dubbi degli analisti sull’efficacia della strategia militare di Washington e Tel Aviv

di Redazione Esteri

L’Iran è pronto a lanciare un numero elevato di missili a lungo raggio contro Israele e altri Paesi del Medio Oriente, dopo aver rapidamente riportato in funzione i propri arsenali sotterranei sepolti, un’operazione che, secondo alcuni esperti, evidenzia i limiti della strategia di bombardamento degli Stati Uniti. A raccontarlo è un’inchiesta della Cnn.

Per settimane, gli attacchi di Stati Uniti e Israele avevano limitato l’accesso dell’Iran ai suoi siti missilistici sotterranei, distruggendo strade e seppellendo gli ingressi dei tunnel.

Tuttavia, immagini satellitari analizzate dalla Cnn mostrano come l’Iran abbia utilizzato mezzi semplici come bulldozer e camion per contrastare queste campagne costose, suggerendo che le capacità missilistiche di Teheran non possono essere eliminate semplicemente colpendo gli ingressi dei tunnel, affermano gli esperti.

Sebbene Iran e Stati Uniti abbiano raggiunto un accordo preliminare per la riapertura dello Stretto di Hormuz, restano ancora mesi di negoziati per definire i dettagli.

Se le ostilità dovessero riprendere, l’Iran sarebbe in grado di “continuare a lanciare missili finché dispone di lanciatori e personale operativo, anche se la produzione si fosse fermata”, ha dichiarato Sam Lair del James Martin Center for Nonproliferation Studies. “Non c’è nulla che impedisca di armare i lanciatori con l’ampio stock di missili ancora disponibile”.

In una base missilistica a Dezful, in Iran, quattro dei cinque ingressi del complesso sotterraneo risultavano riaperti il 12 maggio, mentre uno rimaneva ancora bloccato.

Durante il conflitto, l’Iran ha lavorato per scavare gli ingressi dei tunnel nonostante il rischio di nuovi attacchi, con Stati Uniti e Israele che spesso colpivano i mezzi utilizzati per lo scavo. Questo ha permesso a Teheran di continuare a lanciare missili, sebbene a ritmo ridotto. Dopo il cessate il fuoco di oltre sette settimane fa, le operazioni di scavo sono accelerate.

Secondo la Cnn, l’Iran ha riaperto 50 dei 69 ingressi di tunnel colpiti in 18 basi missilistiche sotterranee.

Sono state inoltre riparate altre infrastrutture, come le strade distrutte per impedire l’uso dei lanciatori. Le immagini satellitari mostrano che quasi tutte le buche sono state riempite e, in due siti, le strade sono state addirittura ripavimentate.

“L’esercito americano è efficace nel raggiungere successi tattici… ma senza una strategia coerente di lungo periodo questo può trasformarsi in un fallimento strategico”, ha commentato Lair.

Il Pentagono non ha risposto direttamente alle osservazioni, ribadendo che le forze armate statunitensi restano le più potenti al mondo.

L’obiettivo del conflitto

Il presidente Donald Trump ha più volte indicato l’arsenale missilistico iraniano come una delle principali ragioni del conflitto, includendone la distruzione tra gli obiettivi fondamentali.

La rete di basi sotterranee iraniane, costruita oltre 20 anni fa, protegge efficacemente missili e lanciatori, grazie alla profondità delle strutture, spesso situate a centinaia di metri sotto la roccia.

Nelle fasi iniziali del conflitto, Stati Uniti e Israele hanno colpito soprattutto gli ingressi dei tunnel e i lanciatori esterni, riuscendo a ridurre significativamente la capacità di fuoco iraniana.

Le basi hanno subito gravi danni, con ingressi sepolti da detriti e infrastrutture stradali distrutte.

Gli attacchi hanno colpito anche l’intera catena di approvvigionamento missilistica, dalle fabbriche elettroniche ai siti di produzione dei propellenti.

Dopo il cessate il fuoco dell’8 aprile, il Segretario alla Difesa USA ha dichiarato che l’Iran non avrebbe più avuto capacità industriale per sostituire i missili.

Gli esperti, tuttavia, stimano che l’Iran disponga ancora di circa 1.000 missili conservati nei bunker sotterranei.

Una rete sotterranea difficile da distruggere

I sistemi di bunker, profondi centinaia di metri, sono progettati per resistere a bombardamenti intensi, limitando l’efficacia degli attacchi aerei.

Per questo, le forze militari hanno concentrato gli sforzi sul blocco degli ingressi e delle strade di accesso.

Nonostante ciò, le immagini satellitari mostrano che molte strutture sono già state riaperte e ripristinate.

Rischi e valutazioni strategiche

Secondo diversi analisti, la capacità dell’Iran di rigenerare le proprie infrastrutture militari potrebbe essere sottovalutata, soprattutto mentre le scorte di intercettori missilistici statunitensi si riducono.

Anche gli attacchi alle fabbriche missilistiche potrebbero non essere sufficienti a impedire una ripresa della produzione.

Secondo fonti di intelligence USA, l’Iran starebbe già ricostruendo capacità militari chiave, inclusa la produzione di droni e il ripristino dei lanciatori.

Un funzionario statunitense ha dichiarato che l’Iran ha “superato tutte le previsioni” sui tempi di ricostruzione.

Come sottolineano gli esperti, il divario tra la complessità degli attacchi e la semplicità dei mezzi di riparazione rende difficile ottenere una vittoria strategica duratura.