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24/01/2026 ore 19.27
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Iran, giovani massacrati per chiedere libertà: migliaia di morti e arresti mentre il mondo resta immobile

Il regime degli ayatollah reprime con violenza senza precedenti le proteste di milioni di giovani. Russia e Cina sostengono Teheran, l’Occidente si limita a condanne simboliche senza azioni concrete

di Redazione Esteri
Iranians gather while blocking a street during a protest in Tehran, Iran on January 9, 2026. The nationwide protests started in Tehran's Grand Bazaar against the failing economic policies in late December, which spread to universities and other cities, and included economic slogans, to political and anti-government ones.//MIDDLEEASTIMAGES_1.2347/Credit:Khoshiran/MEI/SIPA/2601111829

Il mondo civile e democratico appare del tutto impotente davanti alla strage di giovani che gridavano una sola parola: libertà. Dal regime sanguinario degli ayatollah sono arrivati proiettili veri, massacri senza fine, sin dal dicembre 2025, quando centinaia di migliaia di giovani iraniani sono scesi in piazza, in tutte le grandi città e in migliaia di centri piccoli e medi. Settimane di proteste che hanno coinvolto milioni di iraniani, ormai stanchi di un regime che riduce il Paese alla fame e spegne ogni possibilità di rinascita di una nazione vivace e straordinariamente giovane come l’Iran.

La Repubblica islamica ha reagito con una potenza di fuoco senza precedenti. Una repressione brutale: migliaia di morti, esecuzioni sommarie, un blackout totale di internet per nascondere l’orrore. Per giorni e notti il mondo non ha potuto vedere né sentire le urla dei giovani, il sangue che scorreva lungo le strade. Una vendetta feroce contro chi chiedeva soltanto di vivere in libertà.

Le stime parlano di 15.000 giovani uccisi, forse 20.000. Ma le testimonianze provenienti dagli ospedali e dagli attivisti suggeriscono che la strage sia molto più ampia. I feriti sarebbero centinaia di migliaia. Si racconta di raid armati persino nelle corsie ospedaliere, dove i feriti vengono finiti o trascinati via verso le carceri del regime.

È una macelleria, denunciano fonti indipendenti: migliaia di corpi di ventenni, studenti e perfino madri che difendevano i propri figli sarebbero stati sepolti in fosse comuni. Molti sono semplicemente spariti nel nulla.

L’Iran è un Paese di giovani e giovanissimi, con una fortissima presenza di cittadini tra i 18 e i 30 anni. Ragazzi che non vogliono più vivere in un regime clericale, in una prigione di Stato. La Guardia Rivoluzionaria ha di fatto licenza di uccidere chiunque e ovunque: spara a bruciapelo, colpisce al volto, irrompe in scuole, ospedali e abitazioni private. Da sempre braccio armato degli ayatollah, in decenni di violenza ha trasformato intere città in zone di guerra: esecuzioni sul posto, arresti di massa, condanne a morte per “guerra contro Dio” emesse da tribunali-farsa.

Il regime nega tutto. Bolla i manifestanti come “terroristi” e ordina di uccidere senza pietà, senza rimorso. Ma chi sostiene questo regime di follia sanguinaria? Russia e Cina: i complici del massacro. Teheran non è mai rimasta sola. Mosca fornisce droni, munizioni e soprattutto copertura diplomatica all’Onu, ponendo il veto contro ogni risoluzione di condanna. Pechino, forte dei suoi interessi energetici, ignora il sangue e rafforza i legami economici.

L’Occidente, invece, si limita alle parole. Ue e Usa condannano, esprimono sdegno, ma varano sanzioni deboli, incapaci di spaventare il regime. Nessuna azione concreta, nessuna strategia a medio termine. L’Occidente appare diviso, impotente e finisce per diventare complice.

Mentre le famiglie piangono i loro morti, il regime continua a uccidere nel silenzio del mondo. Fino a quando le democrazie tollereranno questo orrore? E gli Stati Uniti di Trump? Troppo facile giocare con il Venezuela.

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