Iran, l’Europa resiste a Trump sull’intervento nello Stretto di Hormuz: «No a una missione Nato»
Con il petrolio globale a rischio e lo Stretto sotto sorveglianza iraniana, Stati Uniti, Unione Europea e Cina discutono strategie per garantire libertà di navigazione e stabilità economica
Mentre missili e droni continuano ad attraversare il Medio Oriente, la sfida economica che ruota attorno allo Stretto di Hormuz sta mettendo alla prova l'intera Alleanza Atlantica. Di fronte a una crisi del petrolio senza precedenti, innescata dalle azioni israelo-statunitensi in Iran, gli alleati cercano una soluzione rapida.
L'Europa mostra uno spirito unitario nel rispondere all'appello, non privo di toni minacciosi, del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha sottolineato la necessità di un'operazione comune per riaprire il passaggio nello Stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale.
Le dichiarazioni dei leader europei
"Stiamo adottando le misure necessarie per difendere noi e i nostri alleati", ma "non ci lasceremo trascinare in una guerra più ampia", ha dichiarato il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer, precisando che l'operazione non può essere affidata a "una missione della Nato".
Bisogna "riaprire lo Stretto di Hormuz per assicurare la stabilità dei mercati. Non è un compito semplice e stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi gli europei, per ristabilire la libertà di navigazione nella regione il più velocemente possibile", ha aggiunto.
Alla voce di Starmer si uniscono anche quella dell'Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che sostiene come su Hormuz debba "prevalere la linea diplomatica", e quella della Germania: "La Nato è un'alleanza per la difesa del territorio" e "non ha nulla a che vedere" con il Medio Oriente, ha dichiarato il portavoce del governo di Berlino Stefan Kornelius, rafforzando le affermazioni del ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.
L’Europa e la missione navale Aspides
"Oggi i ministri degli Esteri dell'Ue discuteranno su come proteggere al meglio la navigazione nella regione, anche attraverso il contributo della nostra missione navale Aspides", ha dichiarato l'Alta rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Kaja Kallas, mantenendo un dialogo prudente.
Per il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, lo Stretto è "chiuso ai nostri nemici", ovvero coloro che "hanno perpetrato la vile aggressione contro di noi e i loro alleati". Il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baqaei ha aggiunto: "L'insicurezza creata da Stati Uniti e Israele ha indotto l'Iran a rafforzare la sorveglianza sulle imbarcazioni che transitano nello Stretto".
Ha poi precisato che i Paesi non coinvolti in attacchi militari contro l'Iran hanno potuto attraversare lo Stretto in coordinamento con le forze armate iraniane e con il loro permesso. "Nessuno Stato costiero in una situazione del genere può permettere a navi e imbarcazioni nemiche di muoversi normalmente per rafforzarsi o compiere azioni aggressive", ha dichiarato.
L’approccio degli Stati Uniti e la pressione internazionale
L’amministrazione statunitense collega direttamente la crisi nel Golfo alla stabilità dell’Alleanza Atlantica. Il tycoon ha sottolineato che "è opportuno" che le nazioni che beneficiano del flusso energetico dallo Stretto di Hormuz contribuiscano attivamente alla sua protezione e riapertura, altrimenti "ne sarebbero conseguite misure serie" da parte della Casa Bianca.
Anche la Cina è stata coinvolta nella discussione, a due settimane dall’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che rischia di essere rimandato. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato: "La recente situazione di tensione nello Stretto di Hormuz e nelle acque circostanti ha avuto un impatto sulle rotte del commercio internazionale di merci ed energia, turbando la pace e la stabilità nella regione e oltre. La Cina esorta ancora una volta le parti a cessare immediatamente le operazioni militari, a evitare un'ulteriore escalation della situazione di tensione e a impedire che le turbolenze regionali abbiano ulteriori ripercussioni sull'economia globale".
Lin Jian ha aggiunto che "La Cina è in contatto con diverse parti in merito alla situazione attuale e sta lavorando per una de-escalation".