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14/06/2026 ore 13.15
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Iran, l’ex capo della Cia Pompeo: «Questo regime deve sparire, Teheran non rispetterà l’accordo»

L’ex segretario di Stato Usa non si fida degli ayatollah e sprona gli Stati Uniti a un’accelerazione nel conflitto: «Siamo di fronte ad un bivio: chiudere gli occhi o completare il lavoro con l'Iran»

di Redazione Esteri

"Siamo di fronte a un bivio: chiudere gli occhi o completare il lavoro con l'Iran, poiché i costi dell'inazione si rivelerebbero fatali per le nostre democrazie". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, Mike Pompeo, ex segretario di Stato degli Stati Uniti e già direttore della Cia, ospite all'Optimum Investors Summit - The Portofino Conversation a Rapallo. "Il regime di Teheran - aggiunge - ha dimostrato la propria natura ostile finanziando il terrore, attaccando nazioni vicine e lanciando missili balistici contro alleati nevralgici nell'area. Oggi ci troviamo di fronte ad un bersaglio vulnerabile e le operazioni condotte per indebolire le infrastrutture avversarie hanno creato una finestra di opportunità unica. Saremmo negligenti a sprecare questo vantaggio tattico. Esistono solo due strade percorribili: chiedere permesso e sperare in una de-escalation spontanea, oppure agire con estrema risolutezza. Dobbiamo finire ciò che è stato iniziato. La struttura del regime deve essere alterata in profondità, affinché il popolo iraniano ottenga la possibilità di liberarsi di una leadership oppressiva e il mondo libero possa blindare la propria sicurezza per le generazioni a venire".

Eppure può esistere la prospettiva di un accordo. "Ignoro quale pezzo di carta verrà firmato - afferma ancora Pompeo - e la cosa mi lascia indifferente. È un atto privo di significato. Teheran ha siglato molteplici intese con diversi presidenti americani, violandole una dopo l'altra. Non sussiste ragione logica per credere che il regime attuale rispetti un eventuale nuovo trattato. Questa leadership deve sparire perché alimenta il 95% dei conflitti nell'area. Finanziano la guerra a Gaza contro Israele, foraggiano le milizie in Libano e diffondono il caos in Siria e a Baghdad. L'imperativo categorico è smantellare l'apparato militare rimanente, le fondamenta stesse che permettono a Teheran di alimentare le ambizioni nucleari. Ogni azione sul campo comporta rischi innegabili e imprevedibili", conclude l'ex capo della Cia.