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18/04/2026 ore 07.43
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Iran riapre i porti ma restano tensioni, Usa: «Stop ai raid in Libano». Netanyahu frena sulla tregua: «Scioccato»

Teheran: «Richiuderemo lo Stretto se il blocco continuerà». Trump: «Senza un accordo di pace il blocco resta»

di Redazione Esteri
Un'immagine satellitare di Marine Traffic immortala il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz aperto dopo il cessate il fuoco in Libano, 17 aprile 2026 WEB / MarineTraffic +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Segnali di distensione nel conflitto mediorientale, ma il quadro resta fragile e segnato da profonde divergenze. L’Iran annuncia la riapertura dei porti e dello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti chiedono lo stop ai raid in Libano e Israele mantiene una linea prudente, senza sciogliere i nodi politici e militari ancora aperti.

La riapertura di Hormuz e il monito di Teheran
Teheran ha comunicato la riapertura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, cruciale per i flussi energetici globali, in linea con la tregua in corso. La misura riguarda tutte le navi commerciali per la durata del cessate il fuoco.

Tuttavia, il governo iraniano ha chiarito che la decisione non è definitiva. Resta infatti la tensione con Washington sul blocco dei porti iraniani: Teheran avverte che lo Stretto potrebbe essere nuovamente chiuso se le restrizioni americane dovessero continuare.

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Usa: stop ai raid in Libano

Sul fronte libanese, gli Stati Uniti spingono per una de-escalation concreta. L’amministrazione americana ha chiesto uno stop ai raid, nel tentativo di consolidare la tregua tra Israele e Libano e favorire un percorso negoziale più ampio.

Il cessate il fuoco, già definito fragile, rappresenta un passaggio chiave per stabilizzare l’area, ma resta esposto a violazioni e tensioni sul terreno.

Netanyahu: apertura cauta e condizioni

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha reagito con prudenza agli sviluppi, definendosi «scioccato» dalla prospettiva di alcune concessioni, ma senza chiudere del tutto alla tregua.

Israele conferma la disponibilità a valutare un accordo, ma pone condizioni precise: in primo luogo la neutralizzazione di Hezbollah e il mantenimento di una presenza militare nel sud del Libano per motivi di sicurezza.

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Nodi aperti: nucleare, blocchi e sicurezza

Sul tavolo negoziale restano diversi dossier cruciali. Tra questi, il programma nucleare iraniano, le sanzioni economiche e il controllo delle rotte marittime.

Negli ultimi giorni si è parlato di possibili compromessi, come una sospensione temporanea dell’arricchimento dell’uranio, ma le posizioni restano lontane e i negoziati non hanno ancora prodotto un’intesa concreta.

Una tregua ancora fragile

Il quadro complessivo resta quindi in equilibrio precario. La riapertura di Hormuz e lo stop ai raid rappresentano segnali positivi, ma non risolvono le cause profonde del conflitto.

La tregua tra Iran e Stati Uniti, così come quella tra Israele e Libano, è ancora temporanea e soggetta a possibili rotture. In assenza di un accordo politico strutturato, il rischio di una nuova escalation resta concreto.