Iran-Usa, svolta nei negoziati: sbloccati 12 miliardi e quattro gruppi di lavoro. Teheran: «Hormuz sarà gestito da noi»
Conclusi in Svizzera i colloqui tecnici tra Washington e Teheran. Nascono tavoli permanenti su nucleare, sanzioni, ricostruzione e attuazione dell'intesa. Ghalibaf annuncia lo sblocco di due tranche da 6 miliardi di dollari e rivendica un nuovo ruolo iraniano nello Stretto di Hormuz
I colloqui tecnici tra Iran e Stati Uniti ospitati in Svizzera si sono conclusi con un primo risultato concreto: la creazione di una struttura negoziale permanente articolata in quattro gruppi di lavoro e l'annuncio dello sblocco di una parte dei fondi iraniani congelati all'estero.
A comunicarlo è stata l'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, che ha citato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. Secondo Teheran, i negoziatori hanno concordato l'istituzione di quattro tavoli dedicati rispettivamente alla cessazione delle sanzioni, alle questioni nucleari, alla ricostruzione e allo sviluppo economico, oltre che al monitoraggio e all'attuazione degli eventuali accordi raggiunti.
Si tratta di un passaggio che suggerisce il tentativo di trasformare la fragile tregua seguita alla guerra dei dodici giorni in un percorso negoziale più strutturato e destinato a protrarsi nel tempo.
A rivendicare i progressi è stato soprattutto il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha definito «positivi» i risultati dell'incontro, indicando alcuni dossier sui quali sarebbero già emerse convergenze.
Tra questi figurano lo Stretto di Hormuz, il Libano, le esportazioni petrolifere iraniane e lo sblocco di parte delle risorse finanziarie congelate a causa delle sanzioni internazionali.
Secondo Ghalibaf, due tranche da sei miliardi di dollari ciascuna sarebbero state liberate, per un totale di dodici miliardi di dollari.
Il presidente del Parlamento iraniano ha tuttavia precisato che, in assenza di un accordo definitivo, continueranno a restare in vigore le restrizioni imposte al settore petrolifero iraniano. Allo stesso tempo, Teheran avrebbe ottenuto deroghe statunitensi che consentirebbero di proseguire le esportazioni di greggio e di mantenere operativi alcuni canali bancari internazionali.
Hormuz, la rivendicazione iraniana
Le dichiarazioni più significative riguardano però lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio.
«Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto di Hormuz non tornerà mai più a essere quella di prima della guerra», ha affermato Ghalibaf, secondo quanto riportato dai media statali iraniani.
«Naturalmente le norme internazionali saranno rispettate, ma sarà l'Iran a gestire lo Stretto di Hormuz», ha aggiunto.
Le parti avrebbero concordato la creazione di strumenti permanenti di coordinamento, tra cui una linea diretta e un centro operativo incaricato di affrontare eventuali incidenti o controversie lungo la principale arteria energetica del Golfo Persico.
Una formulazione che sembra indicare il riconoscimento, almeno sul piano pratico, di un ruolo rafforzato dell'Iran nella gestione della sicurezza marittima dell'area, pur senza modificare formalmente il quadro giuridico internazionale che disciplina la navigazione nello stretto.
Il dossier libanese
Tra i risultati rivendicati da Teheran figura anche un'intesa relativa al Libano.
Ghalibaf ha annunciato la nascita di un centro di coordinamento destinato a prevenire nuove escalation militari, favorire il ritorno alla normalità nel Paese e monitorare il rispetto della sovranità libanese, compreso il ritiro delle forze israeliane dalle zone ancora occupate.
Resta da capire quale sarà la composizione di questo organismo e quali poteri effettivi potrà esercitare, ma il riferimento conferma come i negoziati in corso non riguardino soltanto il programma nucleare iraniano.
La scelta di istituire gruppi di lavoro dedicati anche alla ricostruzione economica e all'attuazione degli accordi suggerisce infatti l'ambizione di affrontare in modo organico le conseguenze economiche e geopolitiche del conflitto.
Molti nodi restano comunque aperti.
Non è stato annunciato alcun calendario per un'intesa definitiva e non è chiaro se lo sblocco dei fondi e le deroghe alle esportazioni petrolifere siano già operative o subordinati a ulteriori passaggi negoziali.
Per il momento, però, i colloqui svizzeri segnano un cambio di passo: dopo settimane dominate da bombardamenti, minacce e accuse reciproche, Iran e Stati Uniti sembrano aver scelto di trasferire il confronto su un terreno più tecnico e strutturato, nel tentativo di costruire un equilibrio che appare ancora precario ma che, almeno per ora, ha sostituito il linguaggio delle armi con quello dei tavoli negoziali.