Iran-Usa, Trump boccia la proposta di Teheran: tornano i venti di guerra sul Medio Oriente
La Casa Bianca torna a valutare opzioni militari mentre Teheran chiede una tregua e il trasferimento dell’uranio arricchito in Russia. Intanto Hormuz resta bloccato, cresce la tensione regionale e Washington concede una nuova deroga di 30 giorni al petrolio russo.
L’accordo tra Stati Uniti e Iran appare sempre più lontano. La nuova proposta in 14 punti avanzata da Teheran è stata infatti respinta dall’amministrazione Trump, che la considera insufficiente per arrivare a una vera intesa sulla fine della crisi in Medio Oriente.
Secondo quanto riferito da un funzionario americano ad Axios, il documento iraniano conterrebbe aperture solo formali sul tema nucleare, senza indicazioni concrete sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio né sulla consegna delle scorte già accumulate.
“Non sono aperto a nessuna concessione”, ha dichiarato Donald Trump, tornando a usare toni durissimi dopo settimane di apparente apertura diplomatica.
La Casa Bianca valuta nuove opzioni militari
La bocciatura del piano iraniano riporta al centro lo scenario di una possibile escalation militare.
Il presidente americano ha convocato nella Situation Room della Casa Bianca i consiglieri per la sicurezza nazionale per analizzare gli aggiornamenti predisposti dal Pentagono sulle possibili opzioni militari.
Al momento Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva sulla ripresa degli attacchi, ma il cambio di tono rispetto alle ultime settimane appare evidente.
“L’Iran sa cosa accadrà a breve”, ha avvertito il presidente americano.
Il nodo del nucleare e l’uranio da trasferire in Russia
Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, Teheran si sarebbe detta disponibile a congelare il proprio programma nucleare per un lungo periodo, evitando però uno smantellamento completo.
L’Iran avrebbe inoltre proposto il trasferimento dei circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito in Russia anziché negli Stati Uniti.
Una soluzione che Trump continua a respingere. Da mesi il presidente americano insiste infatti sulla necessità che il materiale nucleare iraniano venga consegnato direttamente a Washington.
In passato il tycoon aveva già bocciato una mediazione simile avanzata dal presidente russo Vladimir Putin.
Hormuz resta bloccato
Altro punto centrale della proposta iraniana riguarda lo stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico mondiale di petrolio.
Secondo l’emittente Al-Arabiya, Teheran avrebbe chiesto una tregua articolata in più fasi e una riapertura graduale e sicura dello stretto, con il coinvolgimento di Pakistan e Oman come garanti.
Nel frattempo, però, Hormuz resta sostanzialmente chiuso e il traffico delle petroliere continua a essere fortemente limitato.
L’Iran ha inoltre annunciato la creazione di una nuova “Autorità dello Stretto del Golfo Persico”, organismo incaricato della gestione del passaggio marittimo.
Le sanzioni sul petrolio e la nuova deroga alla Russia
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, gli Stati Uniti avrebbero proposto una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano in cambio di un accordo di pace e della riapertura di Hormuz.
La Casa Bianca ha però precisato che “non ci sarà nessuna revoca delle sanzioni senza un’azione reciproca da parte dell’Iran”.
Nel tentativo di contenere la pressione sul mercato energetico globale, Washington ha intanto concesso una nuova deroga di 30 giorni alle esportazioni di petrolio russo.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che la misura servirà a “stabilizzare il mercato” e a ridurre la possibilità che la Cina continui ad accumulare greggio russo a prezzi scontati.
Cresce la tensione internazionale
Lo scenario internazionale resta estremamente fragile.
Mentre il presidente cinese Xi Jinping continua a muoversi sul piano diplomatico e si prepara a ricevere Vladimir Putin a Pechino, il Pakistan — indicato come mediatore tra Washington e Teheran — avrebbe schierato 8 mila soldati e aerei da combattimento in Arabia Saudita.
Un segnale che conferma il livello di tensione crescente nella regione e il timore di un allargamento del conflitto mediorientale.