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16/03/2026 ore 13.16
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L’alta rappresentante Ue Kallas: «Hormuz fuori dal raggio d’azione della Nato. La chiusura un grave pericolo»

Il premier britannico Keir Starmer: «Questa non è una missione Nato». Il ministro degli Esteri spagnolo Albares: «L’Ue chieda la fine del conflitto». Salvini: «L’Italia non è in guerra e l’invio di navi militari significherebbe entrarci»

di Redazione Esteri

«Siamo stati in contatto con la Nato in precedenza, ma questo è davvero al di fuori dell'area d'azione della Nato. Ecco perché abbiamo l'operazione Aspides, e ci sono Stati membri che sono anche disposti a contribuire, sia nella coalizione dei volenterosi che nell'operazione stessa. Ma è al di fuori dei territori della Nato. Non ci sono Paesi Nato nello stretto di Hormuz», ha detto l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri.

«Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina», ha spiegato Kallas. La chiusura dello Stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l'Asia, ma a la situazione è problematica «anche per quanto riguarda i fertilizzanti», ha detto Kallas. «E se quest'anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l'anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo».

La riapertura dello Stretto di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a «una missione della Nato», ha aggiunto il premier britannico Keir Starmer rispondendo ai giornalisti. «Lasciatemi essere chiaro, questa non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato», ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito «molto negativo per la Nato» l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.

«La situazione nello stretto di Hormuz è molto preoccupante per gli europei. Questa è una guerra che ha un impatto soprattutto ai cittadini europei, e può farlo ancora di più. Lo vediamo con l'energia, rischiamo di vederlo con flussi da Iran e Libano. Per questo la situazione dell'Ue deve essere quella che chiede la fine della guerra», ha detto il ministro degli Esteri della Spagna Josè Manuel Albares a margine del Consiglio Affari Esteri. «Non è necessario introdurre alcuna modifica al mandato di Aspides, riteniamo che il mandato attuale è corretto», ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul: «Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della Nato se ne occuperebbero».

Salvini: «Navi militari a Hormuz? L'Italia non è in guerra con nessuno»

L'Italia «non è in guerra contro nessuno e l'invio di navi militari in uno scenario di conflitto significherebbe entrarci». Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a margine di un sopralluogo tecnico a Milano, circa le ipotesi di una missione per scortare le navi mercantili nello stretto di Hormuz.

«Non siamo in guerra contro nessuno - aggiunge - e non voglio pensare l'Italia in guerra contro qualcuno. Se mandi una nave militare in uno scenario di guerra entri in guerra. Mi sembra che il presidente del Consiglio su questo sia stato molto chiaro».