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31/08/2026 ore 13.15
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Lavitola e il business dei carbon credit: 1,8 milioni dagli uomini dell’adv, nelle carte anche Dell’Utri che alla fine rinuncia

De Marchi e Mazzoni finanziano attraverso Neutralia il progetto africano dell’ex faccendiere. Il tentativo con Dell’Utri junior, i primi 350mila euro, la cena con Ranucci e quell’intervista al Corriere: «Carbon credit? No, parlammo di carboidrati».

di Luca Arnaù

Seguire i soldi. È la regola più antica delle inchieste e questa volta il percorso parte dalle foreste africane, attraversa il mondo della pubblicità e della comunicazione, incrocia la famiglia Dell’Utri e arriva fino alla cena con Sigfrido Ranucci organizzata da Valter Lavitola dopo l’attentato contro il giornalista. A ricostruire il nuovo affare dell’ex direttore dell’Avanti! è un’inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha consultato contratti, documenti e accordi finanziari relativi a un gigantesco progetto sui carbon credit. Il denaro arriva da Neutralia, società partecipata dagli imprenditori Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni: i finanziamenti destinati all’operazione di Lavitola raggiungerebbero nel tempo circa 1,8 milioni di euro.

Nelle prime carte compare anche un altro nome: Marco Dell’Utri, figlio di Marcello, l’ex senatore di Forza Italia e storico braccio destro di Silvio Berlusconi. Dell’Utri junior avrebbe dovuto partecipare all’operazione, ma alla fine resta fuori e lui stesso, interpellato dal Fatto, esclude qualsiasi coinvolgimento effettivo. La storia diventa ancora più interessante quando la cronologia dei finanziamenti si sovrappone a quella della cena con Ranucci. Gianluca De Marchi, intervistato da Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera prima che emergessero questi documenti, aveva raccontato quell’incontro come sostanzialmente casuale e aveva liquidato con una battuta la possibilità che a tavola si fosse discusso proprio del business che già lo legava economicamente a Lavitola attraverso Neutralia: «Carbon credit? No. Parlammo di carboidrati».

Il progetto africano e il tentativo di coinvolgere Dell’Utri

Bisogna tornare al luglio 2024.

Lavitola lavora a un progetto che punta alla generazione e commercializzazione di carbon credit attraverso concessioni in Africa, tra Camerun e Zimbabwe. Nelle sue prospettive il potenziale economico è enorme, ma per trasformarlo in un affare servono capitali. Entrano così in scena De Marchi e Mazzoni attraverso Neutralia, società distinta da Urban Vision e attiva nel settore della sostenibilità e dei crediti di carbonio. I due imprenditori sono conosciuti soprattutto per la loro lunga esperienza nel mondo della pubblicità: insieme a Daniela Valenza hanno fondato nel 2004 Urban Vision, diventata negli anni uno dei principali operatori italiani dell’Out of Home e del Digital Out of Home. Mazzoni ne è presidente, De Marchi amministratore delegato.

Almeno fino al 2 luglio 2024, secondo la ricostruzione del quotidiano, Lavitola cerca di convincere De Marchi, Mazzoni e Marco Dell’Utri a firmare l’accordo di investimento. In uno dei documenti compare persino l’ipotesi di un’«intestazione fiduciaria» in favore di Dell’Utri junior di una quota pari al 25% del capitale di Neutralia, formalmente in capo ai due imprenditori. Il progetto non si concretizza. «Sarà stata un’ipotesi che non ricordo e comunque non si è mai verificata», risponde Dell’Utri al Fatto, e infatti il suo nome scompare dall’accordo definitivo. Esiste però un rapporto professionale precedente: come ha ricordato il Corriere della Sera, Marco Dell’Utri aveva lavorato in Urban Vision fino al 2023. Un legame distinto dall’operazione Neutralia, alla quale non prenderà parte.

La causa a Marcello Dell’Utri e i primi 350mila euro

La cronologia diventa singolare proprio in quei giorni. Mentre cerca di coinvolgere Marco Dell’Utri nell’affare africano, il 19 luglio 2024 Lavitola cita in giudizio suo padre Marcello, i figli di Silvio Berlusconi e Marta Fascina, chiedendo sei milioni di euro tra compensi e indennizzi per attività che sostiene di avere svolto in favore dell’ex presidente del Consiglio.

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