Libano sotto attacco nel sud: raid israeliani, tensioni politiche e patrimonio storico sotto le bombe
Continuano intensi bombardamenti israeliani contro presunti obiettivi di Hezbollah. Le tensioni diplomatiche restano alte mentre crescono le preoccupazioni per la distruzione di siti religiosi, storici e archeologici, con danni significativi a villaggi, moschee, chiese e monumenti antichi
La prospettiva di una conclusione della guerra in Libano appare ancora distante. Le operazioni militari israeliane proseguono con attacchi ripetuti nel sud del Paese e nella valle orientale della Bekaa, aree considerate centri strategici di Hezbollah. Secondo le autorità di Beirut, gli ultimi raid avrebbero provocato circa dieci vittime e una ventina di feriti.
Nel frattempo, le ostilità sul campo rendono sempre più fragile l’ipotesi di una tregua effettiva, nonostante i precedenti annunci di cessate il fuoco che non hanno trovato applicazione concreta.
Diplomazia in stallo e tensioni politiche
Sul fronte politico, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha giudicato “prematuro” un possibile incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun. L’ipotesi era stata evocata mesi fa anche da Donald Trump, in occasione dell’annuncio di un cessate il fuoco che, nei fatti, non ha retto alla realtà del conflitto.
Le relazioni tra le parti restano quindi bloccate, mentre gli scontri sul terreno continuano ad alimentare instabilità e sfiducia reciproca.
Patrimonio culturale e religioso sempre più colpito
Accanto agli obiettivi militari dichiarati, cresce la preoccupazione per i danni a beni culturali e religiosi nel sud del Libano. Diversi villaggi risultano sempre più compromessi, con infrastrutture civili, siti storici e luoghi di culto colpiti o distrutti.
Secondo osservatori locali, questa dinamica rischia di rendere molte aree progressivamente inabitabili, interrompendo il legame tra le comunità sfollate e i propri territori d’origine.
Il caso di Yarun e le controversie sui luoghi di culto
Tra gli episodi più recenti figura il raid su Yarun, dove le forze israeliane hanno riconosciuto danni a un monastero e a una chiesa cattolica. Secondo la versione israeliana, l’edificio non presentava segni esterni che ne indicassero la funzione religiosa e sarebbe stato utilizzato da Hezbollah per il lancio di razzi.
Una ricostruzione contestata da ambienti religiosi libanesi, che attribuiscono la struttura a un ordine greco-cattolico melchita legato alle Suore salvatoriane.
Nello stesso periodo sono circolate immagini che mostrano la presunta profanazione di una statua della Vergine Maria in un’altra località del sud del Paese.
Danni a siti archeologici e moschee storiche
Nei giorni precedenti, un attacco a Shamaa ha colpito anche il santuario del profeta Shamun al-Safa, situato in un’area archeologica e inserito in una lista preliminare dell’Unesco. Il sito, associato alla tradizione dei viaggi dell’apostolo Pietro, era già stato danneggiato in precedenti operazioni militari.
Le segnalazioni provenienti da esperti del patrimonio culturale evidenziano come le zone rurali e di confine siano particolarmente vulnerabili: cimiteri antichi, edifici storici, moschee, chiese e santuari di grande valore storico risultano spesso privi di adeguata protezione internazionale.
Villaggi colpiti e perdita del patrimonio storico
Secondo l’agenzia nazionale libanese Nna, un raid ha distrutto una casa storica a Nabatiye al-Fawqa, già danneggiata in precedenza e successivamente restaurata per il suo valore architettonico.
A Bint Jbeil è stata rasa al suolo la Grande Moschea, risalente a circa quattro secoli fa. Nelle ultime giornate, inoltre, è stata segnalata la distruzione della moschea ottomana di Zawtar Sharqiye, situata a nord del fiume Litani, area considerata strategica nel contesto del conflitto.
Un patrimonio sempre più esposto alla guerra
Analisti e studiosi del patrimonio libanese avvertono che la combinazione tra intensità dei combattimenti e mancanza di protezione internazionale sta mettendo a rischio un vasto insieme di siti storici. La progressiva perdita di edifici religiosi, monumenti e testimonianze architettoniche antiche rappresenta una delle conseguenze più gravi e durature del conflitto in corso.