Sezioni
Edizioni locali
19/04/2026 ore 08.06
Italia Mondo

L’Iran chiude nuovamente lo Stretto di Hormuz, spari contro tre navi commerciali: la pace è ancora lontana

Immediata la reazione del presidente degli Stati Uniti che ha accusato Teheran di esercitare un vero e proprio «ricatto. Se non ci sarà una svolta, la guerra riprende»

di Redazione Esteri
Un'immagine satellitare di Marine Traffic immortala il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz aperto dopo il cessate il fuoco in Libano, 17 aprile 2026 WEB / MarineTraffic +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

L’Iran torna a chiudere lo Stretto di Hormuz, riaccendendo le tensioni con gli Stati Uniti a pochi giorni dalla scadenza del cessate il fuoco tra Teheran e Washington. La decisione arriva in risposta alla prosecuzione del blocco statunitense sui porti iraniani e segna un brusco passo indietro rispetto all’annuncio di riapertura diffuso solo venerdì.

La rotta marittima, strategica per il traffico energetico globale — vi transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas — torna così al centro dello scontro. Dopo il nuovo stop, almeno tre navi commerciali dirette nello stretto sarebbero state colpite da colpi d’arma da fuoco. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che qualsiasi tentativo di transito sarà considerato una collaborazione con il nemico e, come tale, preso di mira.

Immediata la reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha accusato Teheran di esercitare un vero e proprio “ricatto”.

Solo due giorni fa, la prospettiva di una riapertura aveva dato slancio ai mercati finanziari, con un calo significativo dei prezzi del petrolio. Ora, però, il nuovo irrigidimento rischia di innescare ulteriori turbolenze alla riapertura delle contrattazioni, mentre un accordo di pace appare ancora lontano.

Sul piano diplomatico è in corso un intenso sforzo per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo dei negoziati, dopo il fallimento del primo incontro del 12 aprile a Islamabad. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha dichiarato di lavorare "senza sosta" insieme al Pakistan per favorire una ripresa del dialogo. Tuttavia, le posizioni restano distanti: Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe accettato di consegnare il proprio uranio arricchito, punto centrale della disputa, ma l'Iran ha smentito.

Nel sud del Paese un militare francese della missione Unifil è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti, due in modo grave, in un'imboscata attribuita a Hezbollah, che però ha negato ogni coinvolgimento. L'episodio è avvenuto all'indomani dell'entrata in vigore di una tregua di dieci giorni.

Libano, attacco ai caschi blu: ucciso il sergente francese Florian Montorio, 3 feriti. Hezbollah: «Non c’entriamo»

Proprio ieri Donald Trump aveva convocato una riunione nella situation room per discutere della nuova crisi sullo Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios citando due funzionari americani, uno dei quali ha riferito che se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni. Alla riunione erano presenti il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Secondo Axios hanno partecipato anche il capo della Cia John Ratcliffe, l'inviato Steve Witkoff, la capa di gabinetto Susie Wiles e il capo dello stato maggiore aggiunti Dan Caine.