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29/03/2026 ore 19.58
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Lo stop a Pizzaballa, Netanyahu: «Questioni di sicurezza, lavoriamo a un piano per le celebrazioni religiose»

Dopo il divieto di accedere al Santo Sepolcro, arrivano precisazioni da parte israeliana. Il presidente Herzog telefona al patriarca di Gerusalemme che poi dichiara: «Ci sono stati fraintendimenti»

di Redazione Esteri
Benjamin Netanyahu

Dopo le polemiche per quanto accaduto al Santo Sepolcro, da parte israeliana arrivano precisazioni e segnali di distensione, mentre il cardinale Pierbattista Pizzaballa invita a non alimentare lo scontro ma a garantire il rispetto del diritto alla preghiera.

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L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha spiegato che il divieto imposto al Patriarca latino di Gerusalemme di celebrare la Messa non sarebbe stato dettato da intenzioni ostili, ma da «particolari preoccupazioni per la sua sicurezza e per quella del suo seguito». Una decisione legata al contesto di rischio, ma che – viene assicurato – non mette in discussione il valore del momento religioso: proprio per questo, le forze di sicurezza stanno lavorando a un piano che consenta nei prossimi giorni ai leader religiosi di celebrare le funzioni nel luogo sacro, anche in considerazione della settimana che precede la Pasqua.

Dal canto suo, Pizzaballa ha mantenuto un tono prudente. Nel pomeriggio, durante una preghiera per la pace sul Monte degli Ulivi — svolta senza fedeli — ha richiamato ancora una volta la necessità di custodire lo spirito di Gerusalemme anche nella difficoltà: una comunità capace di costruire solidarietà, amicizia, fraternità e comunione, facendosi strumento di pace e riconciliazione.

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Parlando poi a Tg2000, il Patriarca ha ricondotto l’accaduto a un problema di incomprensione: «Ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Ha spiegato che la polizia aveva fatto riferimento a disposizioni interne che vietavano assembramenti in luoghi privi di rifugi, ma ha precisato che non era stata richiesta alcuna celebrazione pubblica: «Solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l’idea della celebrazione nel Santo Sepolcro». Nessuno scontro, ha sottolineato, ribadendo però un punto fermo: «Non voglio forzare la mano», ma serve «rispetto del diritto alla preghiera».

Un segnale diretto è arrivato anche dal presidente israeliano Isaac Herzog, che ha telefonato al cardinale esprimendo «profondo dolore» per quanto accaduto. Anche Herzog ha collegato l’episodio alle preoccupazioni per la sicurezza, citando la minaccia di attacchi missilistici, e ha ribadito «l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi» e alla tutela dello status quo nei luoghi santi di Gerusalemme.