Mario Draghi, l’ultimo baluardo dell’Europa unita
Dall’impegno alla guida della Banca centrale europea al ruolo strategico durante la pandemia, Draghi ha dimostrato che il potere è responsabilità e visione, non consenso facile o propaganda
Mario Draghi non è un demagogo. Non cerca il consenso. Ha uno sguardo profondo, proiettato nel futuro, ed è ben consapevole del suo passato, che lo ha visto protagonista assoluto in Europa: quando ha salvato l’euro, quando ha saputo raccontare l’Italia migliore, quando ha fatto del mestiere di banchiere una qualità che oggi non si ritrova in nessun altro.
L’ Europa è smarrita, sono tornati i demagoghi e i nazionalisti, mentre il mondo impazzisce nel delirio di chi si crede padrone dell’universo e di chi vuole imporsi con la forza considerando la democrazia qualcosa di fastidioso e superato.
Draghi si distingue da tutti e diventa la voce del futuro, la voce dell’Europa e della stessa democrazia. Draghi e prima di tutto, soprattutto autorevole. Un’autorevolezza che non nasce dalle parole, ma dai risultati: ricordiamo ancora oggi il “whatever it takes”, in italiano “tutto il necessario”, “a tutti i costi” , un impegno straordinario di Draghi alla guida della BCE che salvò l’euro nel 2012.
E poi c’è Draghi che guida l’Italia nel pieno della pandemia, promuovendo riforme strutturali, assumendo scelte nette, grazie a una visione strategica di lungo periodo che ha evitato al Paese un disastro irreversibile.
Draghi è un economista rigoroso che ha lasciato un segno profondo sia alla presidenza della Banca centrale europea sia, seppur per un periodo più breve, alla guida del governo italiano. In questi ruoli strategici per l’Europa e per l’Italia ha dimostrato che il potere può e deve essere responsabilità, lontano anni luce da un’idea di potere inteso come propaganda.
Negli ultimi anni Draghi si è distinto per aver indicato con chiarezza la necessità ineludibile di fare dell’Europa una grande potenza, mentre Stati Uniti e Cina sono immersi in una nuova guerra fredda economica e tecnologica, mentre le guerre si moltiplicano e i poteri sovranazionali vengono progressivamente svuotati. Sa bene che l’Europa non può più sopravvivere in queste condizioni: divisa, lacerata, prigioniera delle proprie contraddizioni interne.
Il pensiero di Draghi è dunque sempre più netto: senza unità federale, l’Europa è destinata a scomparire come protagonista della scena globale. Gli Stati Uniti d’Europa da lui evocati non sono un’aspirazione romantica, né un sogno irrealizzabile. Sono, senza dubbio, una necessità storica.
A questo punto non ci sono dubbi: Mario Draghi rappresenta un argine contro il declino. Non è un cavaliere solitario, ma il garante di istituzioni più solide, più forti, più protagoniste. La sua voce indica una sola strada possibile: federarsi o soccombere. Unirsi o diventare irrilevanti.