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17/07/2026 ore 12.09
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Mario Roggero inseguì i rapinatori e sparò quando il pericolo era finito: ecco perché non fu legittima difesa

La Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere di Grinzane Cavour che uccise due rapinatori e ne ferì un terzo

di Luca Arnaù

Non basta avere appena subito una rapina per poter sparare a chi fugge. È questo il punto giuridico, prima ancora che politico, sul quale si fonda la condanna definitiva di Mario Roggero. La Cassazione ha confermato la pena di 14 anni e 9 mesi inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino al gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021 inseguì all’esterno del negozio i tre uomini responsabili dell’assalto, uccidendone due e ferendo il terzo.

I giudici hanno respinto il ricorso della difesa e reso definitiva la responsabilità per due omicidi e un tentato omicidio. Il caso è tornato immediatamente al centro dello scontro politico, con Lega e Fratelli d’Italia schierati a favore della grazia. Ma le motivazioni della sentenza raccontano una dinamica molto diversa dalla reazione istintiva di un commerciante che spara per salvare sé stesso o i propri familiari.

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I rapinatori erano già fuori dalla gioielleria

La Corte d’Assise d’Appello ha ricostruito una sequenza netta. Quando Roggero impugnò la pistola e aprì il fuoco, l’aggressione dentro il negozio si era conclusa. I rapinatori avevano già lasciato la gioielleria e stavano raggiungendo l’automobile per allontanarsi.

Roggero li inseguì sulla pubblica via e sparò più colpi a distanza ravvicinata, mirando ai loro corpi. I proiettili raggiunsero tutti e tre: Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre Alessandro Modica rimase ferito.

Per i giudici mancavano quindi i due presupposti centrali della legittima difesa: un pericolo ancora attuale e la necessità di usare l’arma per proteggere sé stessi, i familiari o altri presenti.

La legge sulla legittima difesa, anche dopo la riforma del 2019, non autorizza infatti a sparare automaticamente contro chi entra in un esercizio commerciale o in un’abitazione. L’uso dell’arma può risultare proporzionato soltanto quando l’offesa è ancora in corso, il pericolo riguarda concretamente l’incolumità personale e non esistono alternative meno lesive. Nel caso Roggero, secondo la sentenza, la fase difensiva era terminata. L’azione armata iniziò dopo, quando i rapinatori cercavano di fuggire.

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I filmati hanno smentito la ricostruzione del gioielliere

Nel corso dei processi Roggero ha sostenuto di avere temuto che i rapinatori potessero tornare, che avessero portato via sua moglie o che uno di loro gli avesse puntato contro l’arma.

La Corte ha però definito quella ricostruzione «illogica» e smentita dalle immagini delle telecamere. I filmati mostrano i tre uomini in fuga verso l’auto e non documentano un tentativo di rientrare nella gioielleria. Mostrano inoltre Roggero che, dopo avere preso la pistola, urta fisicamente la moglie prima di uscire. Per i giudici non è quindi credibile che pensasse che i rapinatori l’avessero portata con loro. Continua a leggere su La Capitale.