Mazzette nascoste nei panettoni e calcestruzzo scadente: bufera sui lavori della Napoli-Bari
L'inchiesta della Gdf riguarda presunte irregolarità nei cantieri dell'Alta Velocità. Sequestrato anche il profitto dei reati di corruzione contestati dagli inquirenti
Sono 20 le misure cautelari personali e interdittive eseguite dalla Guardia di finanza di Napoli nell'ambito di un'inchiesta sui lavori per la realizzazione della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari. I provvedimenti, emessi dal gip di Napoli su richiesta della Procura, riguardano imprenditori e pubblici ufficiali. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono corruzione, caporalato e emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nell'ambito dell'inchiesta sarebbe stato utilizzato, per una tratta della linea, calcestruzzo di qualità inferiore a quella prevista. Una circostanza definita di particolare gravità dal gip. Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere un presunto sistema di dazioni corruttive: le somme di denaro sarebbero state nascoste all'interno di panettoni regalati durante il periodo natalizio.
Uno dei filoni dell'inchiesta riguarda il caporalato e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari impiegati nei cantieri della Napoli-Bari. In particolare, nel cantiere di Grottaminarda, in provincia di Avellino, sarebbe stata documentata la presenza di 34 lavoratori egiziani sottoposti, secondo l'accusa, a condizioni di lavoro particolarmente gravose.
I turni sarebbero arrivati, in alcuni casi, fino a 20 ore, con periodi di riposo ridotti anche a tre o quattro ore. Contestate inoltre retribuzioni inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi e violazioni delle norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Nell'inchiesta sarebbero emerse anche irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione sulla formazione obbligatoria in materia di sicurezza. Un altro capitolo dell'indagine riguarda la qualità del calcestruzzo utilizzato nelle opere. Gli accertamenti tecnici, attraverso carotaggi effettuati su strutture non ancora ultimate, avrebbero evidenziato in alcuni casi valori di resistenza inferiori rispetto a quelli previsti dal progetto.
In un'occasione sarebbero stati rilevati valori pari a 30, 29 e 32 N/mm², circostanza che avrebbe portato al blocco dei lavori. Tra le possibili cause indicate negli accertamenti figurano l'aggiunta di acqua, un errato dosaggio degli additivi e anomalie nelle fasi di preparazione e trasporto del calcestruzzo. Le indagini avrebbero inoltre riguardato la gestione dei materiali di scavo. Secondo l'ipotesi investigativa, sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi materiali nei quali erano state rilevate tracce di amianto.
Infine, gli investigatori avrebbero ricostruito un presunto sistema di fatture per operazioni inesistenti, utilizzato per creare disponibilità di denaro contante. Parte delle somme, secondo l'accusa, sarebbe stata successivamente destinata anche alle dazioni corruttive. Le contestazioni dovranno ora essere sottoposte al vaglio dei successivi gradi di giudizio.