Meloni al NY Times: «Il rapporto con Trump? Pensavo sarebbe stato più facile, siamo vicini su immigrazione e cultura woke»
Giorgia Meloni pensava che le posizioni ideologiche comuni avrebbero facilitato la relazione con il presidente Usa. Al New York Times ammette invece le difficoltà e, sulla possibilità di sentirlo dopo l’estate, risponde con un prudente «Vedremo». Ma ribadisce: «L’unità dell’Occidente è fondamentale»
Le affinità politiche c’erano, le premesse per costruire un rapporto privilegiato anche. Ma tra Giorgia Meloni e Donald Trump le cose non sono andate come la presidente del Consiglio italiana aveva immaginato.
È la stessa Meloni a riconoscerlo in un’intervista al New York Times, nella quale affronta apertamente il rapporto con il presidente degli Stati Uniti e ammette che la vicinanza su alcuni dei temi più identitari della destra occidentale non ha reso più semplice il dialogo tra Roma e Washington.
«È evidente che pensavo sarebbe stato più facile con Donald Trump, viste le nostre posizioni convergenti su immigrazione e cultura “woke”», afferma Meloni. Poi l’ammissione: «Le cose sono andate diversamente».
Meloni e Trump non si sentono da settimane
L’intervista rivela anche un particolare significativo sullo stato attuale dei rapporti tra i due leader. Meloni e Trump non si parlerebbero da diverse settimane, una distanza che appare ancora più rilevante considerando le aspettative che avevano accompagnato il ritorno del presidente repubblicano alla Casa Bianca.
Alla domanda sulla possibilità di un nuovo colloquio dopo la pausa estiva, Meloni evita qualsiasi previsione: «Beh, vedremo».
Poche parole che fotografano un rapporto molto più complesso rispetto a quello che molti avevano immaginato sulla base delle convergenze ideologiche tra i due leader.
Le affinità su immigrazione e cultura woke
Meloni indica chiaramente i due terreni sui quali si aspettava una maggiore sintonia con Trump: immigrazione e cultura woke.
Sono temi sui quali la presidente del Consiglio italiana e il leader americano hanno costruito una parte importante della propria identità politica. Il contrasto all’immigrazione irregolare rappresenta da anni uno dei punti centrali della proposta politica di Meloni, mentre Trump ne ha fatto uno dei pilastri della propria agenda negli Stati Uniti.
Analoga convergenza emerge nella critica alla cosiddetta cultura «woke», diventata uno dei principali terreni dello scontro politico e culturale della destra americana e, progressivamente, anche di quella europea.
Proprio queste affinità avevano alimentato l’aspettativa di un asse particolarmente solido tra Roma e Washington. Un’aspettativa che, secondo le stesse parole della premier, non si è concretizzata come previsto. Continua a leggere su La Capitale.