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18/03/2026 ore 07.56
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Missili dell'Iran su Tel Aviv: almeno due morti. Raid su ambasciata Usa a Baghdad. Colpiti siti iraniani vicino a Hormuz

Gli Stati Uniti hanno sganciato bombe guidate su siti missilistici iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. Intanto ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito che le conseguenze della guerra in Medio Oriente «colpiranno tutti»

di Redazione Esteri
Xinhua/ABACA

Ancora una giornata di guerra tra Iran, Usa e Israele. Oggi Teheran ha compiuto l'annunciata vendetta per l'uccisione di Ali Larijani e del capo dei Basij - la temuta forza paramilitare iraniana - con un attacco missilistico su Tel Aviv e nel centro dello Stato Ebraico: almeno due i morti.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno sganciato bombe guidate su siti missilistici iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. Si sono inoltre registrati nuovi attacchi contro l'ambasciata statunitense a Baghdad.

Almeno quattro persone sono rimaste uccise in un attacco israeliano che ha preso di mira quattro case nella città di Sahmar, nella valle della Bekaa, in Libano. Secondo il Ministero della Salute, gli attacchi israeliani in Libano hanno causato la morte di 912 persone e il ferimento di altre 2.221 a partire dal 2 marzo. La Protezione Civile libanese afferma che 11 dei suoi membri sono rimasti feriti in un attacco israeliano alla città di Nabatieh. Secondo le autorità libanesi, gli attacchi israeliani sul Libano hanno causato oltre un milione di sfollati, di cui più di 130.000 ospitate in centri di accoglienza ufficiali

Intanto ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito che le conseguenze della guerra in Medio Oriente «colpiranno tutti» e ha accolto con favore le critiche al conflitto provenienti dai paesi occidentali. «L'ondata di ripercussioni globali è appena iniziata e colpirà tutti, indipendentemente dalla ricchezza, dalla religione o dalla razza», ha scritto ieri sera Araghchi allegando al suo messaggio una copia della lettera di dimissioni dell'alto funzionario antiterrorismo statunitense Joe Kent che ha protestato contro la guerra.