Modena, chi è Salim El Koudri: la laurea in Economia, le cure psichiatriche e i dubbi sul movente del “lupo solitario”
Emergono nuovi dettagli sulla vita del 31enne fermato dopo aver travolto diversi passanti. Un passato seguito dal centro di salute mentale e una presenza social oggi quasi scomparsa. Gli investigatori cercano di capire se dietro il gesto ci siano fragilità psichiche, isolamento o un possibile percorso di radicalizzazione
«Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba». È la frase che Salim El Koudri aveva scelto come biografia del proprio profilo Instagram e che oggi, dopo la tragedia di Modena, assume un significato inquieto e malinconico.
Dietro quelle parole c’è il profilo del 31enne fermato con l’accusa di strage e lesioni aggravate dopo aver investito diversi pedoni nel centro cittadino e accoltellato un uomo che tentava di bloccarlo.
Nato a Seriate, in provincia di Bergamo, nel marzo del 1995, da una famiglia di origine marocchina, El Koudri è cresciuto nel Modenese, dove ha sempre vissuto. Abitava a Ravarino, nella pianura a nord-est di Modena, e fino a ieri il suo nome non risultava noto alle forze dell’ordine.
Gli investigatori descrivono infatti un uomo privo di precedenti penali o segnalazioni, lontano dai radar della criminalità comune e dell’antiterrorismo.
Modena, auto sulla folla in centro: contestata la strage al 31enne Salim El Koudri, escluso il terrorismoLa laurea in Economia e la vita riservata
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Salim El Koudri si era laureato in Economia e negli ultimi tempi stava cercando lavoro senza riuscire a trovarlo.
Le persone ascoltate dagli investigatori lo descrivono come un ragazzo tranquillo, riservato, con una vita solitaria ma priva di segnali evidenti di violenza. Proprio per questo il gesto compiuto nel centro di Modena continua a lasciare aperti numerosi interrogativi.
Gli accertamenti disposti dalla Procura puntano ora a ricostruire le ore precedenti all’attacco, le frequentazioni del 31enne e il contesto personale e psicologico nel quale potrebbe essere maturata l’azione.
Le cure psichiatriche e il “disturbo schizoide della personalità”
Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda la situazione clinica del 31enne.
Secondo quanto riferito dalla prefetta di Modena Fabrizia Triolo, El Koudri era stato seguito nel 2022 dal centro di salute mentale per “disturbi schizoidi”. Il Corriere della Sera parla in particolare di un “disturbo schizoide della personalità” e riferisce che il giovane sarebbe rimasto in cura fino a circa due anni fa presso il Centro di igiene mentale di Castelfranco Emilia.
Gli investigatori della Digos e dell’Antiterrorismo hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire il percorso terapeutico e verificare eventuali elementi utili a comprendere il gesto.
Al momento, dalle perquisizioni effettuate nella sua abitazione, non sarebbero emersi documenti, immagini o materiali riconducibili a gruppi eversivi o a organizzazioni terroristiche.
L’ipotesi della radicalizzazione e i controlli sui social
Nonostante l’assenza di elementi concreti collegati al terrorismo, gli investigatori non escludono alcuna pista.
Particolare attenzione è rivolta ai profili social del 31enne. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, alcuni account riconducibili a El Koudri sarebbero stati chiusi da Meta, circostanza che potrebbe spingere gli inquirenti a richiedere informazioni alla società americana per verificare eventuali contenuti pubblicati in passato.
Gli investigatori stanno analizzando il cellulare, i dispositivi informatici e i movimenti bancari del giovane per ricostruire la sua rete di contatti e verificare eventuali collegamenti sospetti.
L’ipotesi presa in considerazione è quella di una possibile auto-radicalizzazione recente, fenomeno che negli ultimi anni ha caratterizzato diversi casi di “lupi solitari” in Europa: soggetti isolati, spesso fragili dal punto di vista psicologico, che maturano percorsi estremisti soprattutto attraverso il web e i social network.
Il gesto che ricorda gli attacchi con auto-kamikaze
Gli inquirenti sottolineano come la dinamica dell’attacco ricordi da vicino gli investimenti volontari compiuti in diversi Paesi europei negli ultimi anni, dalla Francia alla Germania, passando per Spagna e Regno Unito.
A Modena, però, almeno allo stato attuale delle indagini, non emergono rivendicazioni né collegamenti diretti con cellule terroristiche.
Resta il fatto che il 31enne avrebbe imboccato una strada affollata del centro cittadino accelerando contro i passanti, in pieno orario di shopping, prima di usare un coltello contro chi tentava di fermarlo.
Un gesto che continua a interrogare investigatori e magistrati, ancora alla ricerca di un movente chiaro tra fragilità psichica, isolamento sociale e possibili influenze estremiste.